Monday, March 05, 2007
Tuesday, February 13, 2007
che non so se sarei capace di fare”.Anche per le persone non credenti, il mondo missionario riveste una dimensione a parte.E’ qualcosa che fai per gli altri senza pratiche religiose ma solo con il tuo zainetto pieno di amore. Il missionario è visto come un divulgatore d’amore,un seminatore d’amore,un consolatore, qualcuno che sente un incarico che gli viene dall’alto e che non può rifiutare perché il suo cuore, il suo spirito tutto è rivolto a cercare il modo di rispondere alla chiamata al meglio di ciò che può dare.Esistono due tipi precisi di persone a questo riguardo che si sentono portate a iniziare un cammino di conoscenza del mondo missionario.La prima categoria è quella di coloro che ascoltando un missionario parlare,o vedendo un filmato,o sentendo qualcuno che già l’ha fatto,sentono il ‘bisogno’ di partire.Cosa vuol dire il bisogno? Vuol dire che il loro cuore , le loro emozioni si sentono portate a partire per quel viaggio nel tentativo di colmare un vuoto, qualunque esso sia.Hanno bisogno di cimentarsi con qualcosa di forte,con un’esperienza grande che sentono coinvolgerà tutto il loro mondo fisico e spirituale.Cercano quasi una fuga dalle cose di tutti i giorni e nelle quali non riescono a trovare un senso.Partono portando nella loro valigia, le ferite,le delusioni con la speranza che l’amore che troveranno darà uno scossone alle loro esistenze.Poi c’è l’altra categoria, quella di quelli che fanno una ‘scelta’ andando a scoprire il mondo missionario.Sono persone che hanno già sostenuto una guerra interiore,hanno già medicato o guarito le ferite del passato stanno bene con sé stessi ma vogliono dare di più agli altri,vogliono portare il messaggio di Gesù a chi non lo conosce,a chi non sta bene come loro,in poche parole vogliono mettersi “al servizio degli altri” servire e aiutare chi si trova in difficoltà.Tra le dinamiche di queste due diverse tipologie,chi sente il bisogno di fare qualcosa per gli altri e per se stesso, e chi invece sceglie di partire al servizio degli altri sta poi tutto l’intricato sistema di relazioni che nascono all’interno dei vari gruppi che vanno in missione.La figura del missionario non è legata allo spostamento ma al ‘cambiamento’.Alla perdita dei propri parametri di riferimento per entrare nella mente, nella cultura nel mondo di fratelli diversi.Ed è un viaggio molto più difficile che quello stanziale.Vuol dire perdere di vista i propri ragionamenti, le proprie rigidità, le proprie sicurezze, per entrare delicatamente in un mondo sconosciuto dove il compito è arrivare al cuore e non alla soddisfazione di un bisogno.Così noi spesso vediamo persone che partono per una missione come se andassero ad un safari,ma senza il reale desiderio di conoscere e “mettersi al servizio” di chi è sofferente,carente,provato.All’interno dei gruppi e all’interno anche delle diverse denominazioni religiose ( difficoltà,differenze di visione,imprevisti) ci saranno sempre le due dinamiche menzionate sopra.Chi è venuto per ‘bisogno’ soffrirà di competizioni o di piccole e grandi incomprensioni e l’obiettivo non sarà più l’altro che devo aiutare, ma il superamento delle meccaniche relazionali che si ripetono nella vita di tutti i giorni che abbiamo lasciato.Non è certo la visione di un bimbo denutrito di persone che vivono nell’abbandono più totale o nella disperazione, che potrà cambiare la vita di queste persone,il loro cuore,il loro modo di amare il prossimo.Se non faranno un vero processo di ‘scelta’ di amare davvero e di cambiare la loro vita mettendola al servizio degli altri senza aspettarsi nulla in cambio non succederà nulla se non un viaggio interessante,emozionante,scomodo.Ecco perché la figura del leader all’interno del gruppo deve essere una figura che indica unità come corpo di appartenenza, unicità di pensiero e di azione .che altrimenti si distoglierebbe lo sguardo dal vero obiettivo che si vuole raggiungere e cioè l’unità dell’amore e del servizio agli altri.Per ottenere il rispetto delle persone occorre essere affidabili,sinceri,fedeli.Senza mettere in moto niente che non sia l’armonia del gruppo e di ciò che insieme si sta facendo.Shalom amici e fratelli,
in questo mio momento di cambiamenti e rivoluzioni.... gloria a Dio!
"16 Siate sempre gioiosi; 17 non cessate mai di pregare; 18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi." (1tessalonicesi5:16-18)
desidero riaffermare il mio desiderio e il sogno di servire il Signore nel ministero dell'incoraggiamento e l'importanza di amare " il tuo prossimo come te stesso" (matteo22:39) ed aiutare il prossimo come "vocazione" di Cristo Gesu'
A tal proposito desidero pubblicare e ringraziare questo bellissimo articolo che condivido in pieno di Ilaria Manzoni fonte www.ceiam.net
grazie Dio ci benedica
Il vecchio film con Dustin Hoffman –Rain Man- apre una finestra sul problema dell’autismo.Parliamo della cosidetta sindrome dell’"autismo sapiente": un individuo affetto da grave handicapmentale che comunque riesce a sviluppare un eccezionale talento in vari campi.E’ il caso di Raymond Babbitt, il personaggio interpretato da Dustin Hoffman nel film, chiuso in sè stesso e in un mondo tutto suo, vive giornate scandite da una abitudine maniacale. I pasti, i programmi televisivi che si devono ripetere sempre uguali, quale unico contatto con la realtà degli altri uomini.Il comportamento autistico che Hoffman interpreta con “Rain Man” è uno dei casi meno gravi. Purtroppo solo un autistico su dieci ha capacità mentali straordinarie e geniali come quelle che presenta l'attore nel film, mentre il 75% aggiunge all’handicap anche il ritardo mentale e il 15% è afflitto addirittura da raptus autolesionistici.L’autistico è uno dei malati più solitari; la sindrome che lo colpisce produce gli effetti di una malattia mentale che distrugge i rapporti con gli altri. E’ un individuo isolato dal mondo esterno, infatti "autismo" termine utilizzato dal dottor ‘Leo Kanner’ che per primo studiò questo disturbo, significa chiusura in se stessi.Trattandosi di una sindrome e non di una sola malattia, molte e differenti sono le cause organiche e non, responsabili dell’handicap: un virus, un trauma oppure un cromosoma.I soggetti colpiti raramente guariscono, però possono essere curati con particolari terapie farmacologiche e psicopedagogiche.
Tuesday, February 06, 2007
VIA SANSOVINO 243/27
Cari Amici di JAF Italia…
Quando penso all’incredibile ministero che Caterina Olivero ed il suo team stanno portando avanti fra le persone con disabilità, specialmente in Albania e Bulgaria, mi viene in mente un versetto speciale
povero dal letame, per farlo sedere con i prìncipi, con i prìncipi del suo
popolo.”
Veramente, ogni volta che una sedia a rotelle viene consegnata, una persona disabile viene risollevata dalla polvere e viene fatta sedere con il Principe di Pace! Per questo lo staff e i volontari di JAF Italia spremono ogni grammo di ministero dai giorni che Dio da loro. La sofferenza che il peccato umano ha portato in questo mondo spezza veramente il cuore.
E’ una delle ragioni per cui Caterina ed il team di JAF Italia lavorano duramente. Anch’io lavoro duramente per portare l’aiuto e la speranza del Vangelo alle persone disabili dei paesi meno sviluppati. Viaggiando in più di 40 paesi mi sono resa conto di quanto sono stata benedetta... mentre molti altri sono alla disperata ricerca di un contatto con Dio.
Posso chiedervi di continuare a pregare per lo sviluppo di questo ministero speciale? Dio ha benedetto le stupende persone che vivono nel vostro paese in tanti modi diversi, ma ci sono così tante famiglie con persone disabili al loro interno in parti del mondo che hanno ancora bisogno di ricevere le Sue benedizioni.. Voi potete aiutare a cambiare le cose nelle loro vite attraverso la preghiera e supportando Joni and Friends Italia. Quindi grazie. Attraverso la vostra collaborazione per il Vangelo: “Lui [sta rialzando] il misero dalla polvere e [sta sollevando] il povero dal letame.” E come il Salmo 113:8 dice: Lui fa sedere i bambini disabili con i prìncipi, davvero. Il nostro meraviglioso Prìncipe di Pace!GESINA BLAAUW IN ITALIA 17-28 ottobre 2006
La prima tappa della visita di Gesina in Italia è stata a Follonica, dove è stata ospite di una comunità locale già molto attiva nel ministerio verso i disabili. Qui ha tenuto una riunione la sera del 18 e l’impatto è stato memorabile. Insieme a Renzo Zorzi, che ha fatto parte del team Joni and Friends che è andato in Albania a giugno, ha presentato il filmato che testimonia del viaggio e tutti i presenti sono stati colpiti. Ci sono state molte domande alle quali Gesina ha risposto con la sua meravigliosa abilità di contagiare le persone con l’entusiasmo per l’opera del Signore.
Da Follonica si è spostata a Parma in un viaggio breve ma sotto una pioggia scrosciante da fare temere il più abile degli autisti. Anche in questa città Gesina ha lasciato il segno. La sua potente testimonianza condita di umiltà ha toccato il cuore di tutti. Ha parlato del centro, di come è nato, di come Dio abbia guidato le cose e di come sta operando potentemente in Albania. Il suo grande sorriso contagioso era in forte contrasto con le parole di sofferenza e prova, ma anche di liberazione riguardo i tanti bambini e ragazzi e disabili che sono “casualmente” arrivati al centro. Il Signore certamente ama l’Albania come dice il nome del centro! Oltre a fare riflettere sulla disabilità, l’incontro ha comunicato il bisogno di essere fedeli e coraggiosi nell’opera del Signore. Allora vedremo i frutti di gioia e speranza che ha riservato ai Suoi.
La terza tappa è stata Milano alla chiesa Evangelica Ministero Sabaoth durante il culto frequentato da centinaia di persone. E’ stata una visita guidata dallo Spirito Santo, infatti in principio Gesina aveva uno spazio di alcuni minuti a disposizione fra i canti di lode al Signore e la predicazione del pastore (che ringrazio per la disponibilità), ma poi il suo intervento si e’ protratto molto più a lungo davanti a una chiesa gremita non solo dagli abituali fratelli, totalmente in silenzio e concentrata ad ascoltare Gesina. Il suo intervento ha portato subito frutti in denaro, raccogliendo una buona offerta per il suo centro (ringrazio Dio per la generosità dei miei fratelli), ma anche nel sensibilizzare e far conoscere il mondo dei disabili e le attività di JAF Italia alla chiesa.
Da Milano si è spostata a Torino nella chiesa di Betania via Sansovino. Dopo alcuni problemi tecnici sono riusciti a proiettare il DVD del viaggio effettuato nel mese di maggio al centro Maricaj in Albania ed è stato molto toccante. Qui ha raccontato la sua testimonianza, di come il Signore l’abbia usata in un modo stupendo per evangelizzare il popolo albanese. Nella Chiesa di Via Negarville giovedì 26 ottobre Gesina è tornata dopo nove anni . E’ stata una serata benedetta dal Signore. Tutti erano talmente emozionati e contenti di questo straordinario lavoro che in molti hanno ancora chiacchierato a lungo con lei, sempre disponibile e instancabile. La loro preghiera è che il Signore continui a benedirla in ogni aspetto della sua vita e del suo lavoro. Anche La chiesa di Via Latina ha avuto il piacere di ospitarla. I fratelli di questa chiesa hanno mostrato interesse ed entusiasmo perché come dice la sorella Franca, “non ci si stanca mai di ascoltare Gesina” perché Gesù ha completamente trasformato la sua vita e lei vive completamente per il Suo Maestro e per il Regno di Dio. Veramente Gesina ha sperimentato nella sua vita le parole di Gesù: …”CHI CREDE IN ME FIUMI DI ACQUA VIVA SGORGHERANNO DAL SUO SENO”.Un Grazie dal Marocco da Joni...
Attraverso la sorella, che vive e lavora a Torino, abbiamo potuto inviare a Fatna una carrozzina insieme ad un Nuovo Testamento in arabo. Fatna, che ha 40 anni e abita a Rabat, non può più camminare. Grazie alla sua “nuova” sedia a rotelle ora ha ritrovato la mobilità. Attraverso questa foto invia il suo ringraziamento a “Joni and Friends Italia”Hai trovato gioia ai miei occhi
Ormai tutti dovremmo conoscere Rosetta, la ragazza tetraplegica che è ricoverata già da tre anni e mezzo al CRF di Torino. Tutti noi insieme a voi abbiamo pregato e preghiamo, che lei possa conoscere personalmente il Signore. Ma come dice l’Ecclesiaste per ogni cosa c’è un tempo fissato da Dio. Ed è arrivato anche il tempo di presentarvi un bisogno indispensabile per Lei. L’ultima volta che l’abbiamo visitata era sdraiata a letto faccia in giù e non ne poteva più delle piaghe che aveva sul corpo, perché la sua sedia a rotelle era rotta. Altre volte è seduta su una sedia, aspettando che qualcuno la porti nel soggiorno, l’unico luogo dove può andare. La sua vita in CRF è camera, soggiorno e cortile (quando c’è bello). Tante volte l’abbiamo trovata che tremava dal freddo in cortile e nessuno che la portasse dentro. E tante volte... le lacrime scendevano, il cuore si spezzava, il nodo alla gola che non potevi dire nessuna parola. Pregando, il Signore ci ha messo nel cuore di comprarle una carrozzina elettrica nuova. Gesù non solo predicava e pregava per la gente, ma anche sfamava, guariva...Grazie a Dio per voi tutti fratelli e sorelle che vorrete aiutarla con un dono e continuando a pregare per lei.
Cerchiamo attivamente singoli e chiese disposti a collaborare nella raccolta fondi organizzando bazar, concerti o altre iniziative.Contattateci e saremo lieti di spiegarvi, aiutarvi e collaborare in questo.
TestimonianzeFINALMENTE!
...è Arrivato un ufficio per l’associazione.
Dopo anni di preghiera e ricerca il Signore ci ha donato un ufficio a Torino in via Sansovino, 247/27, presso i locali della chiesa Chiesa Evangelica che ringraziamo.
Finalmente avremo un luogo dove ricevere visite, organizzare le spedizioni, preparare la corrispondenza, tenere un archivio.
Può sembrare poco, ma vi assicuriamo che distribuire documenti, archivi e magazzino nelle diverse case era veramente un problema.
Ora si tratta “solo” di ristrutturarlo e fare il trasloco. Di seguito trovate l’elenco delle spese previste per risistemare il locale in modo da renderlo accessibile. Inutile dire che saremo veramente grati a chiunque vorrà aiutarci finanziariamente, praticamente e in preghiera.
BUDGET SPESE RISTRUTTURAZIONE NUOVO UFFICIO JONI AND FRIENDS ITALIA
? Impianto elettrico e telefonico
? Rivestimento pareti in cartongesso
? Ribassamento soffitto
? Plafoniere
? Pavimentazione
? Lavori di sistemazione porta di ingresso (fabbro)
? Stufa elettrica
? Cassetta posta
Si prevede una spesa di circa euro 2.000
Che comprende solo il materiale. La manodopera sarà eseguita gratuitamente da fratelli volontari.
“IO VOLO”
Mi chiamo Michele, sono nato a Berno (Brescia) e ho 31 anni. Sono originario dell’ Aprica, Prov. Sondrio ma per motivi di studio e lavoro mi sono trasferito a Milano, dove sono ospite di una comunità alloggio per disabili.
Vorrei provare a parlare di me, della mia esperienza con Dio. All’inizio, il mio rapporto con Dio era molto complicato perché Gli attribuivo la colpa di tutti i miei problemi, soprattutto il fatto di essere su di una carrozzina. I miei genitori mi avevano fatto capire che non dovevo prendermela con Colui che mi aveva dato la vita e allora, con l’aiuto della nonna, ho iniziato a cercare Dio e a capire un poco di più. Ho scoperto come Dio sia molto più vicino all’uomo di quanto noi pensiamo. Durante il periodo della scuola elementare, come tutti gli altri bambini, ho iniziato a frequentare le lezioni di catechismo e lì ho cominciato a notare la differenza tra quello che pensano gli uomini e ciò che Dio dice. Essi pensano di poter testimoniare su di Lui, sanno come sia venuto sulla terra a morire per la loro salvezza, ne parlano, insegnano però non Lo conoscono. Io, quando li ascoltavo, ridevo dentro di me, perché vedevo che mentre loro parlavano di Gesù, Lui era lì ad aspettare che si accorgessero della Sua presenza e del Suo amore. Ovviamente, non lo dicevo a nessuno perché mi avrebbero preso per pazzo a causa della loro mentalità religiosa. Cominciai a leggere la Bibbia, ma la mia sete non riusciva ad essere soddisfatta perché avevo tante domande da fare a Dio. Prima di tutto volevo sapere perché mi trovavo su di una sedia a rotelle. Perché Dio mi aveva fatto cosi? Perché mi avevano messo in una situazione così difficile? Perché mi trovavo in una condizione che non desideravo? Ero molto turbato. Mi turbava anche il fatto di vedere delle persone che si definivano cristiane, ma che non agivano secondo la Parola di Dio e questo mi dispiaceva. Il mio rapporto con Dio intanto cresceva nella misura in cui aumentava il mio desiderio di conoscerlo, ma le mie domande rimanevano ancora senza risposte. Io continuavo a chiedere il perché agli altri ma essi divagavano dicendomi: ”perché vedrai, lo capirai, imparerai” e quello e quell’altro. Il punto era che avrei dovuto accettare la mia condizione e basta, ma io non capivo, non capivo perché un Dio così buono e misericordioso, come loro stessi dicevano, non mi veniva incontro? Continuavo a cercare Dio, ero interessato a conoscerlo ma le persone al mio fianco non riuscivano a darmi delle risposte. Con il trasferimento a Milano, presso un istituto per disabili, ho cominciato a praticare il cattolicesimo e ad andare in chiesa, e lì, bene o male ho iniziato a leggere di più la Bibbia, almeno i pezzettini microscopici che ci facevano leggere, ma io non mi accontentavo e volevo
conoscere la misericordia di Dio. La questione era che io cercavo la misericordia di Dio dagli altri e quello che osservavo in loro non mi piaceva per niente. Mi dicevano ”fai questo, fai quello e vedrai che Dio è contento” ma io vedevo che quelle stesse persone, che erano abituate ad andare in chiesa e pregare molto ma poi, fuori si comportavano in modo contrario alla parola di Dio. Le mie domande aumentavano e mi chiedevo: ”perché dicono una cosa e poi ne fanno un’altra?” e ancora ”così è questo voler bene a Dio, è questo pregare Dio?” Il fatto di vedere queste contraddizioni mi portò a chiudermi in me stesso. Ero amareggiato. Alcuni fingevano di voler bene a Dio ma in realtà non lo amavano, facevano le cose per abitudine e questo mi rattristava il cuore perché a me l’abitudine non piace. Vedevo che le loro azioni erano mosse soltanto da ”spirito religioso”. Si sentivano a posto con una bella celebrazione ma poi, fuori dalla chiesa, si comportavano in modo non conforme alla Parola di Dio. Sapevo che in qualche modo Dio mi dava ragione, anche se non lo avevo ancora incontrato personalmente e non avevo idea di come fosse. Quante discussioni, quanti dibattiti! Io spiegavo le mie ragioni ma mi veniva risposto: ”ma tu non capisci, ci sono cose che non conosci” Mi consideravano stupido o ignorante, ritenevano che io non potessi capire, in quanto disabile, ed anche per questo non mi davano gli strumenti per conoscere Dio. Si, mi dicevano di pregare ma quando lo facevamo insieme, sentivo, dal suono delle parole, che ci credevo più io di loro. Poi la svolta! Il culmine di ogni cosa! Dio si rivelò nella mia vita, mi mandò una persona che sapeva molto di più su Dio, che lo conosceva veramente e che mi portò in una chiesa dove tutti quanti lo conoscevano! Non sapevo da che parte iniziare a fare domande, volevo risposte, risposte, solo risposte e nient’altro. Non mi sentivo più come un disabile, ma come una persona, non mi sentivo più come un malato, un bisognoso, ma come una persona normale, mi sentivo nel posto giusto! Avevo finalmente trovato persone che mi insegnavano a pregare e a leggere la Bibbia ed ero contento di poter conoscere Dio e di capire che avevo solo bisogno di Lui. Ora le risposte me le da Dio e io mi sento bene. Mi ha tolto dalla routine e dall’abitudine di fare le cose tanto per farle e adesso so che ogni cosa ha una risposta e una motivazione. La mia motivazione è Gesù, è di vitale importanza ora, c’è Gesù che vale nella mia vita. Dio mi ha tolto dalla solitudine e dallo sconforto. Mi ha trovato degli amici che mi capiscono, mi aiuta, mi sostiene, mi dà forza, perché Lui c’è, io so che c’è, e mi da’ la forza per andare avanti, per dimostrare al mondo che nonostante tutto stare in carrozzina non e’ poi così male. Prima, quando gli altri mi guardavano, mostrando sentimenti di pietà e commiserazione, ero sempre triste, ora, quando mi guardano per strada ad essere tristi sono soltanto loro perché io adesso sono felice. Io sono la prova vivente che Dio non e’ convenzionale, che non segue degli schemi. Lui e’ come un artista, che progetta il suo disegno giorno per giorno, e a me piace essere un collaboratore di Dio, anche se per così poco!! Queste poche parole non rendono l’idea delle cose grandi che Dio ha fatto per me. ho dovuto riassumerle un po’. La cosa più importante che ho da dire e’ che io ho cercato Dio e alla fine l’ ho trovato. Ho trovato che Lui e’ vivo, e’ vero, e’ reale e anche se tu non lo vedi, Lui c’e’. Trovalo anche tu nella vita di tutti i giorni, quando vai a lavorare, trovalo dovunque tu vada. Lui vuole essere partecipe della tua vita non metterlo in un angolo come facevamo noi tutti .. prima non sapevamo .... ma ora sappiamo! Vivendo con Lui tutti i giorni ti stupirai nel vedere le cose grandi che ha fatto nel passato e che continua a fare nel presente per noi e per tutta l’umanità! In qualunque condizione si trovi la tua vita, devi sapere che la cosa di vitale importanza per te e’ il tuo intimo rapporto con Dio. Come ti senti dentro con Dio? Adesso immagino che tu mi dica: ”ma come faccio a trovare Dio?” Io ci ho messo 25 anni a trovarlo. Ma penso che non sia mai troppo tardi per cercarlo perché Lui e’ sempre vicino a te. Certo, a volte si fanno delle cose sbagliate, perché non si riflette, ma se mi succede, io chiedo scusa a Dio e poi riparto!! Non so perché Lui mi abbia chiamato e mi abbia scelto, me lo chiedo ogni mattina quando mi alzo, me lo sto chiedendo proprio adesso, mentre stai leggendo la mia esperienza, ma una cosa so di certo: che le domande che mi pongo ora sono diverse da quelle che mi facevo prima. Prima erano interrogativi pieni di angoscia perché non sapevo da che parte andare, adesso sono domande piene di speranza perché, nonostante tutto, so che Lui e’ sempre con me!! Questa e’ una testimonianza diversa dal solito, spero di essere stato chiaro, scusami, ma per me non e’ così facile parlare, e non sempre tutti mi ascoltano e ho fatto fatica, ma l’ ho fatto per Dio!Michele Della MorettaVia Sansovino 243/2710151 TORINO
Shalom amici e fratelli, come avete letto ho pubblicato con piacere la nuovissima news letter (cliccando qui potete scaricare la versione in pdf http://www.jafitalia.org/news.pdf) presto sara' pubbicata la nuova lettera di preghiere sempre di joni and friends
p.s. dimenticavo!!!!! volevo ricordarvi che joni and friendsitalia onlus vive esclusivamente delle vostre donazioni e della quota annuale di iscrizione che per l'anno 2007 e' solamente di 10 euro!! invito pertanto tutti coloro che hanno a cuore questo ministero per i disabili o che sono sensibili alle problematiche dei disabili di chiedere subito il modulo di iscrizione telefonando in sede TEL 339.7605826 o inviando una e-mail a info@jafitalia.org , giobbe3787@yahoo.it e versare le 10 euro o quello che il cuore vi dice di donare al c/c postale n. 12880100
grazie Dio vi benedira' grandemente!
Wednesday, January 31, 2007
Classe 1958, lineamenti decisi, un uomo ancora affascinante. Montanaro della Valtellina, come il padre, ma nato a Pavia, dove lavora e vive con la moglie Daniela, la "fortuna della mia vita", come ama definirla, conosciuta quando era giovanissimo, e sposata a 26 anni, i figli Federica, laureanda in Medicina, che ha seguito le orme del padre, Michele, 18 anni, un futuro da ingegnere, e Nicolò, di 12, occhioni scuri da cucciolo che scruta il mondo con la curiosità di chi ha ancora tutto da scoprire. Mario Melazzini risponde alle domande dalla posizione per lui meno faticosa, coricato dal letto di casa sua, che si permette dopo la faticosa mattinata in ospedale passata a seguire, in carrozzella, i pazienti in trattamento oncologico.
1) Come era la sua vita prima di scoprire la malattia?
«Mi sono laureato a 24 anni, poi subito il lavoro, guidato da autentici maestri di vita, oltre che clinici straordinari, come il professor Storti e altri, che hanno incanalato subito la mia vita professionale. Al lavoro mi sono dedicato anima e corpo non senza grandi soddisfazioni, come quando a 39 anni sono diventato primario. Per tutto questo mi considero un medico fortunatissimo».
2) E poi che cosa è successo?
4) Quanto ha inciso la sua fede in questa vicenda?
5) Eutanasia?
«Non proprio. Ho contattato una clinica svizzera che, fatti i dovuti accertamenti, ti ricovera e ti procura il "farmaco", che tu poi ti somministri. È un suicidio, insomma. Il protocollo è rigido, da chi ti accompagna a chi ritira il cadavere. Uno squallore. Silvano mi consigliò di prendermi del tempo, di andare a Livigno, in montagna. Mi affidò la sua Bibbia e mi disse di leggere il libro di Giobbe. La cosa che ho capito di quel racconto è che Giobbe alla fine aveva compreso l’essenza dell’esistere, che cioè vale la pena di vivere la vita fino in fondo, nonostante tutto. Lì accettai per la prima volta la carrozzina e l’aiuto degli altri».
6) Che cosa le ha insegnato la sofferenza nella sua vita?
7) Ha paura della morte?
«No, non credo. Sento che la vita non finisce qui. La morte, nonostante tutto, credente o non credente, è un passaggio».
L’ultima scena della nostra intervista ha per protagonista il ciuffo ribelle di Mario, che con ostentazione scende vanitoso e impertinente sulla sua faccia, quasi a ricordare a tutti che, nonostante tutto, è ancora un bell’uomo. Soccorre amorevole Daniela, che richiama all’ordine l’insubordinato ricollocandolo con delicatezza al suo posto, con uno degli infiniti gesti d’amore quotidiano che parlano, anche loro, come gli occhi di Mario Melazzini, più di mille parole.
Saturday, January 27, 2007

.Tuesday, January 16, 2007
Monday, January 08, 2007
Buon anno!
"Ricevi ogni prova interna ed esterna, ogni delusione, dolore, disagio,
tentazione, oscurità e desolazione con entrambi le mani, come una vera
opportunità ed occasione benedetta di morire a tè stesso e di entrare in una
comunione più piena con il tuo umile e sofferente Salvatore. Non vedere
alcuna prova interna od esterna in nessun altro modo. Rigetta ogni altro
pensiero al riguardo. Ed ogni tipo di prova e fatica diventerà il giorno
benedetto della tua prosperità. Questo è lo stato migiliore, quello in cui
si esercita la massima fede, e la piena resa a Dio."
Avanti e in alto!
Saturday, December 30, 2006
Il mio nome è Alessandra, ho 30 anni, e desidero raccontarvi quello che il Signore ha fatto nella mia vita. Prima di conoscere il Signore avevo un grande vuoto nel mio cuore, perché sentivo che la mia vita era senza uno scopo. Cercavo di fuggire da questa sensazione di vuoto, cercando di riempirlo andando in discoteca o ascoltando molta musica con il mio fidanzato, ma non ci sono mai riuscita, e mi domandavo: “perché non sono felice?”- Voglio sottolineare che ero una ragazza normale, stavo bene fisicamente, avevo una buona famiglia, molti amici, una buona educazione, una “religione”, eppure sentivo un grande vuoto che cercavo inutilmente di soddisfare con le mie forze, attaccandomi alle piccole cose quotidiane e fondando la mia vita sugli altri e non su Dio che io credevo fosse molto lontano, come un semplice ideale. Ma mi sbagliavo, mi sbagliavo molto sul Signore, perché non capivo che proprio il Suo Amore avrebbe sanato tutte le ferite del mio cuore. I suoi occhi erano su di me per proteggermi, e il suo Spirito mi aveva già preparato per la Sua Gloria. Un giorno, in un modo inaspettato, Egli si fece conoscere da me e il Suo Amore entrò nella mia vita dolcemente, conquistandomi completamente. Accettai il Suo Evangelo, e tutti i miei perché, il mio vuoto, le mie paure mi lasciarono. L’amore di Dio venne nel mio cuore e diventò in me un grande amore verso di Lui; fui riempita di un nuovo entusiasmo e di vera gioia. Mi sentii nata di nuovo, leggera come un uccellino pronto a volare, e soprattutto il mio cuore fu riempito dallo Spirito Santo, e ogni disagio e incertezza sparirono. Da allora il Signore mi ha curata come un buon Padre, mi ha sempre consolata e mi ha assistito in tutti i problemi che ho affrontato. Gesù non mi ha mai lasciata, nemmeno per un istante, ed ora, se scrivo questa testimonianza, è per onorare il suo Amore che Lui ha avuto verso di me. Oggi voglio dare onore al Signore donando a Voi questa testimonianza affinché possiate apprezzare e riconoscere che Gesù Cristo è Vivente, ed è sempre lo stesso e non cambia mai, e affinché possiate avere piena fiducia in Lui. Nel corso del 2001 cominciai a stare male con una febbre leggera continua ed un lieve dolore intercostale. Feci una radiografia al torace. Ricordo il giorno che portai l’esito al mio medico che appena vide la radiografia cambiò l’espressione del suo viso. Non mi disse molto, ma mi prescrisse una visita pneumologica. Qui cominciò la mia sofferenza. Andai in ospedale e feci la visita pneumologica, poi fui sottoposta dai medici ad un ecocardiogramma per cercare di capire che tipo di malattia avevo. Cominciai a capire che qualcosa di grave stava accadendo, ma sentivo dentro di me una divina serenità e piena fiducia nel Signore, il quale mi consolava con la sua Parola scritta nella lettera di Paolo Apostolo ai Romani, capitolo 8:28: “Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio”. Fui ricoverata nel reparto di pneumologia, dove fui sottoposta ad altri accertamenti, come la TAC, biopsia e analisi del sangue. Un mattino venne a trovarmi un caro servo del Signore per pregare per me. Lui mi disse: “non ti spaventare se ti dicono che hai un tumore”. Quelle parole mi turbarono, ma subito sentii nel cuore una grande tranquillità e piena fiducia in Dio. Anche il mio Pastore venne a trovarmi in ospedale per pregare per me, e ringrazio Dio perché sentivo nel mio cuore una grande forza e la Sua divina protezione. Desidero sottolineare che non è facile accettare la malattia e la morte, ma il Signore mise in me la certezza che Lui non mi avrebbe mai abbandonata. Uscii dall’ospedale perché l’esito degli esami veniva dato dopo alcuni giorni. Qualche giorno dopo conobbi la diagnosi del mio male: linfoma maligno (tumore maligno). Ricordo che non volevo credere né accettare i risultati degli esami, anche se umanamente è impossibile non credere al risultato di un esame clinico, ma grazie a Dio, la mia fede stava aumentando. Fui ricoverata presso l’Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei Tumori di Milano dove fui sottoposta ad accertamenti di cui alcuni molto dolorosi. Ho vissuto dei momenti molto brutti ma la mia preghiera saliva come un grido davanti a Dio e anche la Chiesa pregava per me. Come tanti altri fratelli e sorelle in Cristo, anch’io sono passata attraverso una prova di fuoco, come nel giorno in cui fui sottoposta alla terribile biopsia midollare, o come quando dovetti telefonare a casa per dire alla mia famiglia che dovevo restare a Milano per effettuare le cure. Un mattino mi accorsi che il braccio sinistro era gonfio ed aveva uno strano colore, ma non mi preoccupai e non dissi nulla nemmeno ai medici. Solo nel pomeriggio raccontai tutto a mia sorella e a mia madre che cercarono subito l’intervento di un medico. I medici pensavano che il problema al braccio si sarebbe risolto con la chemioterapia che mi fecero subito, invece, oltre al gonfiore si aggiunse pure un forte arrossamento che stava salendo verso il collo. Seppi che si trattava di una grave forma di trombosi. Anche in quella occasione gridai al Signore e poi telefonai al Pastore della mia Chiesa. Il Pastore pregò subito per me e mi confortò con la sua fede. Oggi posso testimoniare che in quel giorno il Signore mise la sua mano su quel male ed esso sparì! Alleluia! Da allora, molte difficoltà ho attraversato, ma il Signore è stato sempre al mio fianco e mi ha liberata da ogni spavento. Egli mi ha guarita completamente e gli esami che periodicamente faccio sono negativi. Il Signore mi ha fatto uscire dal tunnel della morte affinché io testimoniassi la Sua Potenza che non è mai cambiata. Ho compreso che non devo nascondere nulla di tutto questo, perché la vera felicità è sapere che il Signore è al tuo fianco e ti libera da ogni male. Da giovane ero insoddisfatta, ora sono felice, felice e appagata dall’Amore di Dio e dalla Sua Amicizia. Cari Amici, sappiate che a Dio tutto è possibile. E a coloro che ancora non conoscono il grande Amore di Gesù, dico: affidate la vostra vita nelle Sue mani e accettatelo nel vostro cuore come unico e personale Salvatore.
Friday, December 29, 2006

Auguri a tutti i miei fratelli in Cristo, amici, parenti, conoscenti, compagni,
che magari hanno chiesto a Dio un fiore, e Dio li diede un cactus
hanno chiesto una farfalla e hanno ricevuto un brucco...
Tutte le promesse passano per la prova del tempo.
Le spine d'oggi possono essere i fiori di domani...
Auguri e 1000 benedizioni....
L’11 settembre 2003 Salvatore Crisafulli, il mio adorato fratello
maggiore, trentottenne e padre di quattro figli, sta recandosi in Vespa al
lavoro all’ASL di Catania con il figlioletto tredicenne, quando si scontra
frontalmente con un motofurgone. L’impatto è violentissimo e contrariamente al
figlio, Salvatore riporta un trauma molto severo con riscontro di gravi lesioni
cerebrali e un coma di quarto grado (su di una scala di quindici). Dopo un
delicato intervento chirurgico il primario della rianimazione dell’ospedale
“Garibaldi” di Catania, Dott. Sergio Pintaudi, gli diagnostica uno stato di “non
contattabilità”, per non dire troppo drasticamente di “coma vegetativo”, dal
quale secondo il sanitario sarebbe quasi impossibile tornare indietro.
Per
Salvatore e per tutti noi famigliari e amici quella data, due anni esatti dopo
l’attentato delle torri gemelle di Manhattan, è destinata a diventare il
“nostro” 11 settembre per antonomasia, il giorno che rivoluziona le vite di
ciascuno di noi e segna l’inizio di un lungo penosissimo calvario, in un
alternarsi di sofferenze, rese e ribellioni, diagnosi infauste o possibiliste,
disperazioni e flebili speranze.
Durante un anno e mezzo d’instancabili
peregrinazioni e sacrifici umilianti Salvatore, muto mendicante di cure e
attenzioni, è trasportato dalla nostra disperata caparbietà nei centri
neurologici di mezza Europa, da Catania a Messina, dalla Toscana a Milano, dalla
Svizzera all’Austria. Ovunque io bussi per chiedere aiuto mi viene risposto con
malcelata commiserazione che non c’è niente da fare, che ormai mio fratello è
diagnosticato “neuroleso cronico incurabile”, quando non addirittura malato in
fase “terminale”.
A Innsbruck, la nostra ultima spiaggia, un famosissimo
luminare studioso di patologie cerebrali estreme, quali il coma e lo stato
vegetativo, sentenzia che Salvatore è affetto da “sindrome apallica”, cioè da
una disfunzione neurologica progressiva e irrecuperabile caratterizzata da
assenza di attività della corteccia cerebrale (“pallium”).
Quella diagnosi
astrusa, laconica e ostile di “Apallisches Syndroms” mi rintronerà negli orecchi
in tutta la sua brutalità lessicale e aspra sonorità per molti mesi, come un
verdetto di resa senza condizioni, di condanna a morte. Né varrà ad addolcirla
il responso in italiano ancora più ineluttabile e definitivo: “Stato Vegetativo
Permanente”, talora addirittura accompagnato da un aggettivo disperante e
crudele: “Irreversibile”. Come dire che Salvatore non si sveglierà mai più dal
grande sonno del coma, scivolando progressivamente verso la morte.
Non manca
chi, tra i tanti luminari perorati per un consulto, azzarda un’ipotesi
diagnostica diversa. A ridurre Salvatore come un vegetale potrebbe essere la
sindrome di “Locked In”, cioè “da incarceramento”, uno stato diverso dal coma,
ma forse ancora più terribile: il malato ha coscienza, sente, capisce, soffre,
ma è irrimediabilmente impedito di comunicare in alcun modo con l’esterno.
Capite? Salvatore condannato a morire cosciente della nostra disperata lotta per
la sua sopravvivenza, senza poter mai più restituire un sorriso, una carezza,
una lacrima, un bacio alla sua mamma, ai suoi fratelli, a tutti i suoi cari che
vegliano su di lui.
Intanto, nel marzo 2005 scoppia il caso di Terri Schiavo,
la ragazza americana in coma da quindici anni, caso che commuove il mondo intero
e scatena dibattiti e polemiche feroci fra due contrapposte fazioni: quella di
chi sostiene che la ragazza abbia diritto almeno di continuare ad essere
alimentata artificialmente e quella di chi trova esageratamente oneroso per la
società e la famiglia il suo ulteriore mantenimento in una condizione sub-umana
di non-vita.
La controversia si sposta dal campo scientifico (nel dominio
dell’utile sociale), ove dettano legge le statistiche e il dibattito
sull’”accanimento terapeutico”, a quello etico (nel dominio della sacralità di
ogni vita), ove è considerato almeno gesto di umanità dare cibo e acqua a un
moribondo, a quello giuridico (nel dominio della sovranità legale) ove il vivere
o il morire dipende draconianamente da un impennacchiato decreto umano.
La
povera Terri, del cui risveglio non sembra più sopportabile un ulteriore
ritardo, è condannata a morire.
Come? Eutanasizzata? Macché! Per salvare
l’ipocrisia dei suoi carnefici morirà più “naturalmente” di fame e di sete, con
le labbra crepate dall’arsura e la lingua gonfia, fetida e appallottolata sino a
soffocarla. Questa la decisione umanitaria e sovrana della Corte Suprema di
Giustizia della Florida, tanto stupidamente inflessibile da far ammanettare un
bambino di dieci anni che, incurante delle diffide, ha pietà di Terri e osa
darle da bere.
E’ così accolta la sprezzante tesi pseudo scientifica che
tratta la vita unica e irripetibile di Terri alla stregua dell’esistenza
inanimata d’un vegetale, liquidando l’imbarazzante sorriso della sua dolcissima
mimica facciale come una smorfia insignificante condizionata da “involontari”
riflessi spinali.
La scalpore suscitato dal caso Schiavo mi dà il coraggio
di alzare la voce, di urlare pubblicamente che Salvatore non sarà abbandonato
nei gorghi della malasanità, senza cure né assistenza, come una inutile pianta
destinata ad appassire. Partecipo a trasmissioni televisive a forte impatto di
ascolto, minaccio di “staccare la spina” a Salvatore, se non sarò soddisfatto
nella mia umanissima aspettativa. Sento in cuor mio che il mio adorato fratello
dal profondo del suo pozzo di solitudine mi chiama, mi sente, soffre con me,
m’incita a vincere la sua impotenza e a comunicare al mondo la sua voglia di
vivere e il suo bisogno di aiuto.
Se la mia voce non basta ecco il conforto
scientifico della Dott.ssa Rita Formisano, primario del “Santa Lucia” di Roma
che, durante una puntata della popolare trasmissione "Porta a Porta"
testualmente afferma che “Terri Schiavo era nelle stesse condizioni di Salvatore
Crisafulli” e sottintende che, nel caso di mio fratello, bisogna intervenire
prontamente, non darsi per vinti, non abbandonare il malato dandolo
definitivamente per spacciato solo perché non si sa individuare esattamente il
suo male e la sua possibilità di ripresa.
Non tarda a giungere la conferma
autorevole del Dott. Andrea Arcangeli rianimatore del Policlinico “Gemelli” di
Roma: “Mi sembra un caso clinico molto simile a quello di Terri Schiavo”, detto
da chi sostiene la necessità di non interrompere le cure in attesa d’un
risveglio.
Anche la letteratura medica straniera, tra cui un’autorevole
rivista scientifica tedesca, si sofferma a denunciare la strana e incontestabile
somiglianza che accomuna i casi clinici di Terri Schiavo(USA), Salvatore
Crisafulli (ITA) e Maria Korp (AUS), tutti affetti da “Apallisches Syndroms” e
tutti degni di un barlume di speranza.
Il mio appello disperato non cade nel
vuoto, l’opinione pubblica è scossa, s’interessa al caso il neo Ministro della
Salute Francesco Storace e il 5 maggio 2005 s’inizia il percorso assistenziale e
riabilitativo in una struttura specializzata di Arezzo, ove non mancano
macchinari modernissimi, logopedia, fisioterapia e, soprattutto, trasfusioni
continue di calore umano.
Comincia a farsi largo larvatamente la diagnosi
già ipotizzata in precedenza, dell’oscura “sindrome da incarceramento” (“Locked
In”), di cui si sa molto poco, ma non si può escludere la remota e pur rarissima
possibilità che il cervello, stimolato senza sosta, misteriosamente
riparta.
Due mesi di cure appropriate e il 15 luglio 2005 mio fratello esce
dal coma. Trasferito a Catania nel modesto alloggetto di mamma Angela, si
riaffaccia alla vita di relazione. I suoi progressi sono impercettibili ma
continui e per noi fonte di intensa commozione.
Una domenica, proprio nel
giorno del Signore, Salvatore regala a quella donnina ricurva sul suo capezzale
la carezza di un sussurro: “Mam-ma”, che nel suo vecchio cuore affranto risuona
come un pentecostale rombo di tuono e ha l’effetto di quelle lingue di fuoco che
preannunciarono nel cenacolo la discesa dello Spirito Santo.
Da quel giorno
Salvatore ci racconta, la storia impressionante di un malato precipitato in una
dimensione esistenziale sconosciuta e misteriosa per tutti, anche per la
scienza.
Lui, senza poter interagire, sentiva e avvertiva tutto, le profezie
funeste dei medici, la forza irresistibile del nostro amore senza limiti, le
lunghe battaglie disperate contro strutture sanitarie inaccessibili, costose e
sorde alle mie proteste, anche la ribellione pubblica con la minaccia plateale
di “staccare la spina”.
Riesce a dirmi in dialetto il suo grazie: “Pietro,
per me hai già fatto troppo”. Riesce anche, nel suo balbettìo infantile, a
rimproverare la iattanza di quei soloni troppo sicuri di sé che scambiavano le
sue lacrime per un’insignificante riflesso spinale.
Proprio come
l’implorante ed enigmatico sorriso della sfortunata Terri, un’altra foglia
d’insalata, immeritevole perfino di un goccio d’acqua. Ma, al contrario di lei,
Salvatore non è solo, è protetto come in una fortezza dall’audacia del nostro
amore, scortato dal genio di una santa cocciutaggine famigliare e, perché no,
magari anche un po’ consolato da quella mia canzone: “Fratello mio”, composta
senza particolare talento, ma scritta direttamente sul pentagramma del mio
cuore.Pietro Crisafulli
Che dire! un'altro esempio di amore senza limiti (vedi il post. del 7/11/06 "fino a dove saresti disposto ad arrivare di fronte alle avversita?") ringraziamo Dio per il miracolo del risveglio e per il sano amore della sua famiglia.
Thursday, December 28, 2006
Grazie mille Paolo per avermi segnalato questa importante e bellissima lettera di Salvatore,
ringrazio Dio per la forza e il coraggio di Salvatore e di mille altri sconosciuti ma che Dio conosce.... le vostre testimonianze mi spronano a continuare nel mio lavoro e aumentano la mia fede! non mollate!
sperando in una maggiore collaborazione in futuro vi auguro un 2007 pieno di grazia del Signore,pace e vittorie!
Piergiorgio, hai sbagliato Dal Quotidiano Nazionale del 23 Dicembre 2006,
di Salvatore Crisafulli
La scelta di morte di Welby la rispetto, perché non posso arrogarmi
il diritto di giudicare un mio fratello di sofferenza. Però non la condivido.
Dicono che Piergiorgio fosse libero e consapevole nel dire di sì a chi, in
camice bianco o in doppiopetto da parlamentare voleva prendere la sua vita per
farne strumento di vittoria politica. Qualcuno ha detto che il suo è stato un
gesto di sfida, saggio e coraggioso, addirittura sportivo. Quante bestemmie,
quanta folle presunzione, in questi commennti. Spero proprio che il suo
terribile atto di "suicidio assistito", perché di questo si tratta, sia stato
accettato e vissuto in stato di schiavitù e disperazione psicologica, non di
piena avvertenza e deliberato consenso, come richiede il catechismo cattolico
per il peccato mortale. Solo così la parte più bella, più nobile e immortale di
lui, la sua anima, resa candida come la neve da quella malcurata sofferenza
infinita e feroce, sopravviverà alla morte eterna. Lo credo e lo spero con tutto
il cuore. Povero caro, Piergiorgio, la sua vita pur immobile stava smuovendo
tannte coscienze di politici egoisti e indifferenti, per indurii a pretendere
una sanità più umana, efficiente e amorevole, più vicina a chi soffre, stava
vincendo la sua vera battaglia, quella delle migliaia di suoi fratelli
paralizzati e senza voce che aspettano nuovi decisivi progressi qualitativi
dellla ricerca scientifica e del cuore dell'uomo. IO, CHE SONO scampato dal
vortice del nulla in cui l'ignoranza e la mancanza di umanità di una medicina
senza amore mi stava precipitando, io posso finalmente protestare per i
centomila Salvatore Crisafulli che aspettano e sperano, senza lasciarsi
corteggiare dalla voglia insana di morire anzitempo. Solo una scienza al
servizio di chi soffre può cacciare dal letto dei moribondi quei necrofili
assassini che hanno fatto una lunga asfissiatne ronda di morte al povero Welby
solo per trarne un misero beneficio elettorale e politico, solo per mettere il
piede in mezzo alla porta verso la liberalizzazione dell'eutanasia, la macabra
conquista etica dei senza Dio, degli arroganti e intoccabili caini che cedono
alla perfida luusinga luciferina del "sarete come Dio". Che il Signore converta
la coscienza degli sciacalli che, anziché promuovere la vita e la migliore
assistenza dei malati disperati e morenti, hanno fondato un'associazione a
delinquere per liberarsi con l'omicidio delle vite altrui, quando queste sono
reputate inutili e costose per la società. Caro Piergiorgio, meraviglioso
inciampo per la nostra scadente sanità pubblica, ora saprai giudicare senza veli
quanto inganno c'era nella diabolica sollecitudine dei falsi amici che si
avvicendavano intorno al tuo letto, per aggiudicarsi il trofeo della tua vita.
Ora finalmente saprai ben distinguere, nella tenebra della tua sofferenza umana,
l'ombra della mano del Signore che ti porgeva una carezza, rispetto all'ombra di
quel medico, ciniico traditore del suo giuramento morale, che si chinava su di
te solo per porgerti il suo più macabro regalo di Natale, dicendoti: muori.
Addio, Piergiorgio, caro e sfortunato compagno di sventura
Friday, December 22, 2006

Morto Piergiorgio Welby
Roma, 21 dic . - (Ign) - Marco Pannella ha annunciato la morte di Piergiorgio Welby durante la diretta di Radio Radicale. Welby aveva 61 anni e da quaranta era malato di distrofia muscolare. Aveva chiesto l'eutanasia al presidente Napolitano lo scorso settembre. Poche ore prima del decesso il Consiglio Superiore della Sanità aveva negato lo spegnimento del respiratore perché "non c'era accanimento terapeutico". La distrofia muscolare che lo ha costretto ad una vita da lui stesso definita inaccettabile, aveva colpito Piergiorgio Welby all'età di 20 anni. Da allora, la malattia è peggiorata, lentamente ma inesorabilmente. Di papà scozzese (fu giocatore in serie A nella Roma), Welby aveva molteplici interessi: appassionato di caccia e di cani, ha fatto studi classici. Nato a Roma il 26 dicembre 1945 è stato colpito da una forma di distrofia muscolare progressiva. Nell'ultima fase della malattia, Welby era costretto a letto inibito a qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione dei movimenti oculari e labiali. La sua sopravvivenza era assicurata esclusivamente da un respiratore automatico al quale era stato collegato nel 1997.
izioni di Pier giorgio Welby che hanno scelto di vivere e di lottare dando testimonianza di gioia e di vita a tutti coloro che desiderano morire per molto meno.Wednesday, December 13, 2006
concerto "Insieme si può"

"Concerto POSSIBILE"Domenica 24 Dicembre 2006
UN NATALE ALTERNATIVO? UN NATALE INDIMENTICABILE?

Domenica 31 Dicembre 2006, ore 23:58
CAPODANNO ALLE PECORE:


