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Tuesday, February 06, 2007

JONI AND FRIENDS ITALIA NOTIZIE GENNAIO 2007
VIA SANSOVINO 243/27
10151 TORINO
TEL 339.7605826 -
CCP 12880100

Una lettera da Joni...

Cari Amici di JAF Italia…
Quando penso all’incredibile ministero che Caterina Olivero ed il suo team stanno portando avanti fra le persone con disabilità, specialmente in Albania e Bulgaria, mi viene in mente un versetto speciale
nel Salmo 113:7. Dice: “[Dio] Egli rialza il misero dalla polvere e solleva il
povero dal letame, per farlo sedere con i prìncipi, con i prìncipi del suo
popolo.”
Veramente, ogni volta che una sedia a rotelle viene consegnata, una persona disabile viene risollevata dalla polvere e viene fatta sedere con il Principe di Pace! Per questo lo staff e i volontari di JAF Italia spremono ogni grammo di ministero dai giorni che Dio da loro. La sofferenza che il peccato umano ha portato in questo mondo spezza veramente il cuore.
E’ una delle ragioni per cui Caterina ed il team di JAF Italia lavorano duramente. Anch’io lavoro duramente per portare l’aiuto e la speranza del Vangelo alle persone disabili dei paesi meno sviluppati. Viaggiando in più di 40 paesi mi sono resa conto di quanto sono stata benedetta... mentre molti altri sono alla disperata ricerca di un contatto con Dio.
Posso chiedervi di continuare a pregare per lo sviluppo di questo ministero speciale? Dio ha benedetto le stupende persone che vivono nel vostro paese in tanti modi diversi, ma ci sono così tante famiglie con persone disabili al loro interno in parti del mondo che hanno ancora bisogno di ricevere le Sue benedizioni.. Voi potete aiutare a cambiare le cose nelle loro vite attraverso la preghiera e supportando Joni and Friends Italia. Quindi grazie. Attraverso la vostra collaborazione per il Vangelo: “Lui [sta rialzando] il misero dalla polvere e [sta sollevando] il povero dal letame.” E come il Salmo 113:8 dice: Lui fa sedere i bambini disabili con i prìncipi, davvero. Il nostro meraviglioso Prìncipe di Pace!

GESINA BLAAUW IN ITALIA 17-28 ottobre 2006

La prima tappa della visita di Gesina in Italia è stata a Follonica, dove è stata ospite di una comunità locale già molto attiva nel ministerio verso i disabili. Qui ha tenuto una riunione la sera del 18 e l’impatto è stato memorabile. Insieme a Renzo Zorzi, che ha fatto parte del team Joni and Friends che è andato in Albania a giugno, ha presentato il filmato che testimonia del viaggio e tutti i presenti sono stati colpiti. Ci sono state molte domande alle quali Gesina ha risposto con la sua meravigliosa abilità di contagiare le persone con l’entusiasmo per l’opera del Signore.
Da Follonica si è spostata a Parma in un viaggio breve ma sotto una pioggia scrosciante da fare temere il più abile degli autisti. Anche in questa città Gesina ha lasciato il segno. La sua potente testimonianza condita di umiltà ha toccato il cuore di tutti. Ha parlato del centro, di come è nato, di come Dio abbia guidato le cose e di come sta operando potentemente in Albania. Il suo grande sorriso contagioso era in forte contrasto con le parole di sofferenza e prova, ma anche di liberazione riguardo i tanti bambini e ragazzi e disabili che sono “casualmente” arrivati al centro. Il Signore certamente ama l’Albania come dice il nome del centro! Oltre a fare riflettere sulla disabilità, l’incontro ha comunicato il bisogno di essere fedeli e coraggiosi nell’opera del Signore. Allora vedremo i frutti di gioia e speranza che ha riservato ai Suoi.
La terza tappa è stata Milano alla chiesa Evangelica Ministero Sabaoth durante il culto frequentato da centinaia di persone. E’ stata una visita guidata dallo Spirito Santo, infatti in principio Gesina aveva uno spazio di alcuni minuti a disposizione fra i canti di lode al Signore e la predicazione del pastore (che ringrazio per la disponibilità), ma poi il suo intervento si e’ protratto molto più a lungo davanti a una chiesa gremita non solo dagli abituali fratelli, totalmente in silenzio e concentrata ad ascoltare Gesina. Il suo intervento ha portato subito frutti in denaro, raccogliendo una buona offerta per il suo centro (ringrazio Dio per la generosità dei miei fratelli), ma anche nel sensibilizzare e far conoscere il mondo dei disabili e le attività di JAF Italia alla chiesa.
Da Milano si è spostata a Torino nella chiesa di Betania via Sansovino. Dopo alcuni problemi tecnici sono riusciti a proiettare il DVD del viaggio effettuato nel mese di maggio al centro Maricaj in Albania ed è stato molto toccante. Qui ha raccontato la sua testimonianza, di come il Signore l’abbia usata in un modo stupendo per evangelizzare il popolo albanese. Nella Chiesa di Via Negarville giovedì 26 ottobre Gesina è tornata dopo nove anni . E’ stata una serata benedetta dal Signore. Tutti erano talmente emozionati e contenti di questo straordinario lavoro che in molti hanno ancora chiacchierato a lungo con lei, sempre disponibile e instancabile. La loro preghiera è che il Signore continui a benedirla in ogni aspetto della sua vita e del suo lavoro. Anche La chiesa di Via Latina ha avuto il piacere di ospitarla. I fratelli di questa chiesa hanno mostrato interesse ed entusiasmo perché come dice la sorella Franca, “non ci si stanca mai di ascoltare Gesina” perché Gesù ha completamente trasformato la sua vita e lei vive completamente per il Suo Maestro e per il Regno di Dio. Veramente Gesina ha sperimentato nella sua vita le parole di Gesù: …”CHI CREDE IN ME FIUMI DI ACQUA VIVA SGORGHERANNO DAL SUO SENO”.

Un Grazie dal Marocco da Joni...

Attraverso la sorella, che vive e lavora a Torino, abbiamo potuto inviare a Fatna una carrozzina insieme ad un Nuovo Testamento in arabo. Fatna, che ha 40 anni e abita a Rabat, non può più camminare. Grazie alla sua “nuova” sedia a rotelle ora ha ritrovato la mobilità. Attraverso questa foto invia il suo ringraziamento a “Joni and Friends Italia”

Hai trovato gioia ai miei occhi

Ormai tutti dovremmo conoscere Rosetta, la ragazza tetraplegica che è ricoverata già da tre anni e mezzo al CRF di Torino. Tutti noi insieme a voi abbiamo pregato e preghiamo, che lei possa conoscere personalmente il Signore. Ma come dice l’Ecclesiaste per ogni cosa c’è un tempo fissato da Dio. Ed è arrivato anche il tempo di presentarvi un bisogno indispensabile per Lei. L’ultima volta che l’abbiamo visitata era sdraiata a letto faccia in giù e non ne poteva più delle piaghe che aveva sul corpo, perché la sua sedia a rotelle era rotta. Altre volte è seduta su una sedia, aspettando che qualcuno la porti nel soggiorno, l’unico luogo dove può andare. La sua vita in CRF è camera, soggiorno e cortile (quando c’è bello). Tante volte l’abbiamo trovata che tremava dal freddo in cortile e nessuno che la portasse dentro. E tante volte... le lacrime scendevano, il cuore si spezzava, il nodo alla gola che non potevi dire nessuna parola. Pregando, il Signore ci ha messo nel cuore di comprarle una carrozzina elettrica nuova. Gesù non solo predicava e pregava per la gente, ma anche sfamava, guariva...Grazie a Dio per voi tutti fratelli e sorelle che vorrete aiutarla con un dono e continuando a pregare per lei.

Cerchiamo attivamente singoli e chiese disposti a collaborare nella raccolta fondi organizzando bazar, concerti o altre iniziative.Contattateci e saremo lieti di spiegarvi, aiutarvi e collaborare in questo.


Testimonianze

FINALMENTE!
...è Arrivato un ufficio per l’associazione.
Dopo anni di preghiera e ricerca il Signore ci ha donato un ufficio a Torino in via Sansovino, 247/27, presso i locali della chiesa Chiesa Evangelica che ringraziamo.
Finalmente avremo un luogo dove ricevere visite, organizzare le spedizioni, preparare la corrispondenza, tenere un archivio.
Può sembrare poco, ma vi assicuriamo che distribuire documenti, archivi e magazzino nelle diverse case era veramente un problema.
Ora si tratta “solo” di ristrutturarlo e fare il trasloco. Di seguito trovate l’elenco delle spese previste per risistemare il locale in modo da renderlo accessibile. Inutile dire che saremo veramente grati a chiunque vorrà aiutarci finanziariamente, praticamente e in preghiera.

BUDGET SPESE RISTRUTTURAZIONE NUOVO UFFICIO JONI AND FRIENDS ITALIA

? Impianto elettrico e telefonico
? Rivestimento pareti in cartongesso
? Ribassamento soffitto
? Plafoniere
? Pavimentazione
? Lavori di sistemazione porta di ingresso (fabbro)
? Stufa elettrica
? Cassetta posta

Si prevede una spesa di circa euro 2.000
Che comprende solo il materiale. La manodopera sarà eseguita gratuitamente da fratelli volontari.


“IO VOLO”
Mi chiamo Michele, sono nato a Berno (Brescia) e ho 31 anni. Sono originario dell’ Aprica, Prov. Sondrio ma per motivi di studio e lavoro mi sono trasferito a Milano, dove sono ospite di una comunità alloggio per disabili.
Vorrei provare a parlare di me, della mia esperienza con Dio. All’inizio, il mio rapporto con Dio era molto complicato perché Gli attribuivo la colpa di tutti i miei problemi, soprattutto il fatto di essere su di una carrozzina. I miei genitori mi avevano fatto capire che non dovevo prendermela con Colui che mi aveva dato la vita e allora, con l’aiuto della nonna, ho iniziato a cercare Dio e a capire un poco di più. Ho scoperto come Dio sia molto più vicino all’uomo di quanto noi pensiamo. Durante il periodo della scuola elementare, come tutti gli altri bambini, ho iniziato a frequentare le lezioni di catechismo e lì ho cominciato a notare la differenza tra quello che pensano gli uomini e ciò che Dio dice. Essi pensano di poter testimoniare su di Lui, sanno come sia venuto sulla terra a morire per la loro salvezza, ne parlano, insegnano però non Lo conoscono. Io, quando li ascoltavo, ridevo dentro di me, perché vedevo che mentre loro parlavano di Gesù, Lui era lì ad aspettare che si accorgessero della Sua presenza e del Suo amore. Ovviamente, non lo dicevo a nessuno perché mi avrebbero preso per pazzo a causa della loro mentalità religiosa. Cominciai a leggere la Bibbia, ma la mia sete non riusciva ad essere soddisfatta perché avevo tante domande da fare a Dio. Prima di tutto volevo sapere perché mi trovavo su di una sedia a rotelle. Perché Dio mi aveva fatto cosi? Perché mi avevano messo in una situazione così difficile? Perché mi trovavo in una condizione che non desideravo? Ero molto turbato. Mi turbava anche il fatto di vedere delle persone che si definivano cristiane, ma che non agivano secondo la Parola di Dio e questo mi dispiaceva. Il mio rapporto con Dio intanto cresceva nella misura in cui aumentava il mio desiderio di conoscerlo, ma le mie domande rimanevano ancora senza risposte. Io continuavo a chiedere il perché agli altri ma essi divagavano dicendomi: ”perché vedrai, lo capirai, imparerai” e quello e quell’altro. Il punto era che avrei dovuto accettare la mia condizione e basta, ma io non capivo, non capivo perché un Dio così buono e misericordioso, come loro stessi dicevano, non mi veniva incontro? Continuavo a cercare Dio, ero interessato a conoscerlo ma le persone al mio fianco non riuscivano a darmi delle risposte. Con il trasferimento a Milano, presso un istituto per disabili, ho cominciato a praticare il cattolicesimo e ad andare in chiesa, e lì, bene o male ho iniziato a leggere di più la Bibbia, almeno i pezzettini microscopici che ci facevano leggere, ma io non mi accontentavo e volevo
conoscere la misericordia di Dio. La questione era che io cercavo la misericordia di Dio dagli altri e quello che osservavo in loro non mi piaceva per niente. Mi dicevano ”fai questo, fai quello e vedrai che Dio è contento” ma io vedevo che quelle stesse persone, che erano abituate ad andare in chiesa e pregare molto ma poi, fuori si comportavano in modo contrario alla parola di Dio. Le mie domande aumentavano e mi chiedevo: ”perché dicono una cosa e poi ne fanno un’altra?” e ancora ”così è questo voler bene a Dio, è questo pregare Dio?” Il fatto di vedere queste contraddizioni mi portò a chiudermi in me stesso. Ero amareggiato. Alcuni fingevano di voler bene a Dio ma in realtà non lo amavano, facevano le cose per abitudine e questo mi rattristava il cuore perché a me l’abitudine non piace. Vedevo che le loro azioni erano mosse soltanto da ”spirito religioso”. Si sentivano a posto con una bella celebrazione ma poi, fuori dalla chiesa, si comportavano in modo non conforme alla Parola di Dio. Sapevo che in qualche modo Dio mi dava ragione, anche se non lo avevo ancora incontrato personalmente e non avevo idea di come fosse. Quante discussioni, quanti dibattiti! Io spiegavo le mie ragioni ma mi veniva risposto: ”ma tu non capisci, ci sono cose che non conosci” Mi consideravano stupido o ignorante, ritenevano che io non potessi capire, in quanto disabile, ed anche per questo non mi davano gli strumenti per conoscere Dio. Si, mi dicevano di pregare ma quando lo facevamo insieme, sentivo, dal suono delle parole, che ci credevo più io di loro. Poi la svolta! Il culmine di ogni cosa! Dio si rivelò nella mia vita, mi mandò una persona che sapeva molto di più su Dio, che lo conosceva veramente e che mi portò in una chiesa dove tutti quanti lo conoscevano! Non sapevo da che parte iniziare a fare domande, volevo risposte, risposte, solo risposte e nient’altro. Non mi sentivo più come un disabile, ma come una persona, non mi sentivo più come un malato, un bisognoso, ma come una persona normale, mi sentivo nel posto giusto! Avevo finalmente trovato persone che mi insegnavano a pregare e a leggere la Bibbia ed ero contento di poter conoscere Dio e di capire che avevo solo bisogno di Lui. Ora le risposte me le da Dio e io mi sento bene. Mi ha tolto dalla routine e dall’abitudine di fare le cose tanto per farle e adesso so che ogni cosa ha una risposta e una motivazione. La mia motivazione è Gesù, è di vitale importanza ora, c’è Gesù che vale nella mia vita. Dio mi ha tolto dalla solitudine e dallo sconforto. Mi ha trovato degli amici che mi capiscono, mi aiuta, mi sostiene, mi dà forza, perché Lui c’è, io so che c’è, e mi da’ la forza per andare avanti, per dimostrare al mondo che nonostante tutto stare in carrozzina non e’ poi così male. Prima, quando gli altri mi guardavano, mostrando sentimenti di pietà e commiserazione, ero sempre triste, ora, quando mi guardano per strada ad essere tristi sono soltanto loro perché io adesso sono felice. Io sono la prova vivente che Dio non e’ convenzionale, che non segue degli schemi. Lui e’ come un artista, che progetta il suo disegno giorno per giorno, e a me piace essere un collaboratore di Dio, anche se per così poco!! Queste poche parole non rendono l’idea delle cose grandi che Dio ha fatto per me. ho dovuto riassumerle un po’. La cosa più importante che ho da dire e’ che io ho cercato Dio e alla fine l’ ho trovato. Ho trovato che Lui e’ vivo, e’ vero, e’ reale e anche se tu non lo vedi, Lui c’e’. Trovalo anche tu nella vita di tutti i giorni, quando vai a lavorare, trovalo dovunque tu vada. Lui vuole essere partecipe della tua vita non metterlo in un angolo come facevamo noi tutti .. prima non sapevamo .... ma ora sappiamo! Vivendo con Lui tutti i giorni ti stupirai nel vedere le cose grandi che ha fatto nel passato e che continua a fare nel presente per noi e per tutta l’umanità! In qualunque condizione si trovi la tua vita, devi sapere che la cosa di vitale importanza per te e’ il tuo intimo rapporto con Dio. Come ti senti dentro con Dio? Adesso immagino che tu mi dica: ”ma come faccio a trovare Dio?” Io ci ho messo 25 anni a trovarlo. Ma penso che non sia mai troppo tardi per cercarlo perché Lui e’ sempre vicino a te. Certo, a volte si fanno delle cose sbagliate, perché non si riflette, ma se mi succede, io chiedo scusa a Dio e poi riparto!! Non so perché Lui mi abbia chiamato e mi abbia scelto, me lo chiedo ogni mattina quando mi alzo, me lo sto chiedendo proprio adesso, mentre stai leggendo la mia esperienza, ma una cosa so di certo: che le domande che mi pongo ora sono diverse da quelle che mi facevo prima. Prima erano interrogativi pieni di angoscia perché non sapevo da che parte andare, adesso sono domande piene di speranza perché, nonostante tutto, so che Lui e’ sempre con me!! Questa e’ una testimonianza diversa dal solito, spero di essere stato chiaro, scusami, ma per me non e’ così facile parlare, e non sempre tutti mi ascoltano e ho fatto fatica, ma l’ ho fatto per Dio!
Michele Della Moretta

l’indirizzo del Blog di Miki:
http://mikidmm1975.blogspot.com/


Joni and Friends Italia
Via Sansovino 243/27
10151 TORINO
TEL 339.7605826
E-MAIL:
info@jafitalia.org
Web:
www.jafitalia.org
c/c postale n. 12880100

Shalom amici e fratelli, come avete letto ho pubblicato con piacere la nuovissima news letter (cliccando qui potete scaricare la versione in pdf http://www.jafitalia.org/news.pdf) presto sara' pubbicata la nuova lettera di preghiere sempre di joni and friends

p.s. dimenticavo!!!!! volevo ricordarvi che joni and friendsitalia onlus vive esclusivamente delle vostre donazioni e della quota annuale di iscrizione che per l'anno 2007 e' solamente di 10 euro!! invito pertanto tutti coloro che hanno a cuore questo ministero per i disabili o che sono sensibili alle problematiche dei disabili di chiedere subito il modulo di iscrizione telefonando in sede TEL 339.7605826 o inviando una e-mail a info@jafitalia.org , giobbe3787@yahoo.it e versare le 10 euro o quello che il cuore vi dice di donare al c/c postale n. 12880100

grazie Dio vi benedira' grandemente!



Wednesday, January 31, 2007

Shalom amici e fratelli,


Dopo tanta televisione piena di spazzatura, odio, ipocrisia, falsita' e tanta morte...

finalmente, grazie a Dio, ho potuto assistere a 10 minuti di buona televisione dove si e' parlato di speranza e di voglia di vivere.

Infatti circa ai primi di gennaio mi sono imbattuto in una rubrica del tg2 www.tg2.rai.it, in onda dopo il tg della sera di nome appunto 10 minuti, dove era ospite del conduttore e intervistatore Maurizio Martinelli (lo ringraziamo con tutto il cuore) colui che viene definito l'anti -Welby per eccellenza. Cioe' il dott. Mario Melazzini sposato, padre di 3 figli.
Nato a Pavia nel 1958 e' presidente dell'AISLA. www.aisla.it medico chirurgo specializzato in oncologia. Si occupa anche di medicina del lavoro. Da circa due anni è affetto da SLA (Sclerosi laterale amiotrofica) la stessa malattia di Welby (vedi post. del 22/12/06) ma nonostante cio' Mario continua a esercitare la sua professione di medico alla fondazione Salvatore Maugeri di Pavia

Sostazialmente il dott. Mario nella sua intervista a 10minuti ha affermato che la morte non e' un diritto ma un fatto! e si e' lamentato della difficolta' in questa societa' di esprimere e valorizzare chi ama vivere la vita e in questa tv far sentire la voce di chi vuol gridare alla vita dando invece molto piu' spazio a scene e testimonianze di morte. Il dott. Mario ci confessa che all'inizio della sua malattia penso' anche lui di morire ma poi inizio' a leggere il libro di Giobbe (vedi post. del 13/11/06) e cambio idea.

Gloria a Dio non posso che esser felice di cio' e ringrazio Dio e il dott. Mario Melazzini per questa nuova e altra preziosa testimonianza di come Dio non ci abbandona e puo' ridare la Vita.


Per concludere desidero pubblicare questa altra intervista scovata nel web fonte Famiglia Cristiana

Grazie Dio ci benedica



EUTANASIA: LA TESTIMONIANZA DI MARIO MELAZZINI, ONCOLOGO, MALATO DI "SLA"


LA VITA FINO IN FONDO


La sclerosi laterale amiotrofica lo ha quasi paralizzato. Ma ancora lavora in ospedale e gode dell’affetto dei suoi. In passato ha avuto la tentazione di "farla finita". Ma poi ha letto il libro di Giobbe...


Gli occhi sono lo specchio dell’anima, recita il detto. La biografia di un uomo traspare da questi due piccoli diamanti incastonati nel viso molto più che da mille parole. Varrebbe la pena per chiunque penetrare quelli azzurri di Mario Melazzini, primario oncologo, carisma da vendere, anzi da regalare a chiunque lo avvicina, biografia asciutta come il suo fisico, nonostante la sclerosi laterale amiotrofica, in gergo medico "Sla", che lo ha reso ormai quasi completamente paralizzato. Malattia tanto difficile nel nome e nella diagnosi quanto facile da pronosticare nell’esito, fatale in 4 o 5 anni di progressiva perdita del controllo di tutti i muscoli del corpo.
Classe 1958, lineamenti decisi, un uomo ancora affascinante. Montanaro della Valtellina, come il padre, ma nato a Pavia, dove lavora e vive con la moglie Daniela, la "fortuna della mia vita", come ama definirla, conosciuta quando era giovanissimo, e sposata a 26 anni, i figli Federica, laureanda in Medicina, che ha seguito le orme del padre, Michele, 18 anni, un futuro da ingegnere, e Nicolò, di 12, occhioni scuri da cucciolo che scruta il mondo con la curiosità di chi ha ancora tutto da scoprire. Mario Melazzini risponde alle domande dalla posizione per lui meno faticosa, coricato dal letto di casa sua, che si permette dopo la faticosa mattinata in ospedale passata a seguire, in carrozzella, i pazienti in trattamento oncologico.


1) Come era la sua vita prima di scoprire la malattia?


«Mi sono laureato a 24 anni, poi subito il lavoro, guidato da autentici maestri di vita, oltre che clinici straordinari, come il professor Storti e altri, che hanno incanalato subito la mia vita professionale. Al lavoro mi sono dedicato anima e corpo non senza grandi soddisfazioni, come quando a 39 anni sono diventato primario. Per tutto questo mi considero un medico fortunatissimo».


2) E poi che cosa è successo?


«Avevo quasi 44 anni quando cominciai ad avere i primi problemi. Ormai eravamo avviati anche come famiglia, avevamo comprato la casa, con sacrifici, erano nati i nostri figli. Fisicamente stavo bene, facevo molto sport. All’improvviso cominciai stranamente a trascinare la gamba sinistra, ma passò qualche mese perché mi mettessi a fare i primi esami. Noi medici di fronte ai nostri mali o ci facciamo subito "accanimento diagnostico" o rimandiamo "sine die" il problema. Due modi diversi di vivere la paura. Ci sono voluti molti mesi per arrivare alla diagnosi esatta: il medico, prima di fartela, vuole la massima certezza, perché esistono molte malattie che presentano sintomi analoghi ma che, a differenza della mia, sono curabili. Nonostante la già conclamata parziale inabilità, ricordo che la mia vita è davvero cambiata quando andai a Padova dal professor Angelini, che mi disse: "Caro Melazzini, lei ha la Sla". Ero con Daniela e Ron, il cantante, il mio amico fraterno di sempre. In quel momento compresi che dovevo fare i conti seriamente con la mia malattia».

3) Quali furono le sue reazioni?


«Mi buttai nel lavoro, in forma quasi patologica, credo per rimuovere il male. Soprattutto rifiutai i miei cari, mia moglie in primis, ma anche gli amici. L’unico che con dolce violenza discreta non mi ha lasciato andare è stato Ron. Poi mi sono attaccato a un mio carissimo amico padre Silvano Fausti, con il quale mi sono aperto nella mia disperazione».

4) Quanto ha inciso la sua fede in questa vicenda?


«Sono stato sempre credente, fin dai tempi dell’oratorio. Anche nella mia vita in ospedale non mi sono mai negato i miei 15 minuti di preghiera, anche solo per sedermi e pensare alla giornata. Penso onestamente di non saper pregare né capisco molto di Sacra Scrittura. Ma questo importava poco a Silvano, che mi ha accompagnato semplicemente ascoltandomi. Non mi ha mai dato consigli. Ero molto arrabbiato, rifiutavo di essere prigioniero di un corpo che non mi apparteneva più. Ho pensato al suicidio assistito».

5) Eutanasia?


«Non proprio. Ho contattato una clinica svizzera che, fatti i dovuti accertamenti, ti ricovera e ti procura il "farmaco", che tu poi ti somministri. È un suicidio, insomma. Il protocollo è rigido, da chi ti accompagna a chi ritira il cadavere. Uno squallore. Silvano mi consigliò di prendermi del tempo, di andare a Livigno, in montagna. Mi affidò la sua Bibbia e mi disse di leggere il libro di Giobbe. La cosa che ho capito di quel racconto è che Giobbe alla fine aveva compreso l’essenza dell’esistere, che cioè vale la pena di vivere la vita fino in fondo, nonostante tutto. Lì accettai per la prima volta la carrozzina e l’aiuto degli altri».


6) Che cosa le ha insegnato la sofferenza nella sua vita?


«Una malattia come questa, come tante altre di tipo invalidante, è solo tua perché è dentro di te, ma in realtà grava su tutta la famiglia. Esiste certo la dimensione, terribile, della solitudine. Ma piano piano scopri che, ad esempio, l’aver bisogno delle persone ti dimostra che esisti, che nonostante tutto è bello vivere. Certo non è facile questo cammino di esodo dalla propria solitudine, ma può essere favorito da un corretto percorso di malattia condiviso con il medico in modo chiaro lungo il decorso, per prendere decisioni comuni e personalizzate, fino alla morte. Se sarà così, non si parlerà più di accanimento terapeutico e non ci saranno più richieste di eutanasia».

7) Ha paura della morte?


«No, non credo. Sento che la vita non finisce qui. La morte, nonostante tutto, credente o non credente, è un passaggio».


L’ultima scena della nostra intervista ha per protagonista il ciuffo ribelle di Mario, che con ostentazione scende vanitoso e impertinente sulla sua faccia, quasi a ricordare a tutti che, nonostante tutto, è ancora un bell’uomo. Soccorre amorevole Daniela, che richiama all’ordine l’insubordinato ricollocandolo con delicatezza al suo posto, con uno degli infiniti gesti d’amore quotidiano che parlano, anche loro, come gli occhi di Mario Melazzini, più di mille parole.

Saturday, January 27, 2007







Shalom amici e fratelli,
circa 2 sabati fa' sono stato stato alla fondazione Castellini di Melegnano www.fondazionecastellini.it a ritirare alcune anzi molte carozzine e pezzi di ricambio con Cristian Lincetti, un fratello della chiesa bethel di Milano che ha messo a disposizione il suo camion.

Dovete sapere che era piu' di un mese che mi prodigavo alla ricerca di un furgone per andare appunto a Melegnano ma niente da fare per un motivo o l'altro non si trovava un furgone cosi' cominciavo un po' a disperarmi.... ma all'improvviso sul piu' bello pensai di contattare Cristian un fratello della bethel, avevo sentito che lavorava per una ditta di trasporti cosi' lo contattai e ci accordammo subito per il sabato stesso .

Cristian arrivo' con il suo camion un mostro di 90 quintali mi sembro' subito una cosa esagerata ma gloria a Dio non fu' cosi' dato che grazie alla disponibilita' e alla gentilezza della fondazione riempimmo il camion di carozzine e materiale utile per i ricambi che portammo a Monza dal fratello e socio jaf Ambrogio il quale si adopera alla pulitura e riparazioni delle carozzine che invieremo questa estate alla fondazione Gesu' ama l'Albania di Marikaj .
In questa giornata ho imparato che Dio e' fedele, che nel momento dello scoraggiamento Gesu' interviene sempre e che per ogni piccola cosa che si voglia organizzare bisogna prima consultare e chiedere la volonta' del Signore che ha sottomano ogni situazione, infatti il furgone non sarebbe bastato.
infine ringrazio con tutto il cuore a nome dei ragazzi Albanesi Cristian per aver messo a disposizione il suo camion e una giornata di lavoro, la fondazione di Melegnano e i ragazzi del magazzino riparazioni per la loro disponibilita' e simpatia, Ambrogio per la passione che ci mette nel riparare e pulire queste carozzine.
Sono certo che avremo altre occasioni di collaborare insieme per questi ragazzi e per tutti coloro che ne avessero bisogno.
grazie Dio vi benedica

Tuesday, January 16, 2007


ciao a tutti

grazie davide per l'invito

che DIO TI BENEDICA GRANDEMENTE

Con il tuo esmpio Mi aiuti a perseverare nelle VIE DEL SIGNORE

GRAZIE MICHELE

Monday, January 08, 2007

Shalom amici e fratelli,
Dopo l'opportuna traduzione di Francesco (socio jafitalia di Parma) pubblichiamo la lettera di auguri inviateci da Joni Earekson Tada (leggi la sua testimonianza nel post del 13/10/06)

Buon anno!
A un certo punto, il pomeriggio del primo giorno dell'anno, guradando fuori dalla finestra della nostra camera da letto con vista sulla baia, mi sono ritrovata a contemplare l'anno che arrivava e tutte le sue incredibili opportunità. Sì, sono sulle spine per il prossimo trasferimento di Joni and Friends nel nuovo Centro Internazionale per la Disabilità, e sì, ci saranno persone che arriveranno per i Ritiri e team di Wheels for the World che partiranno, ma io pensavo ad un diverso tipo di "opportunità": ad una personale. Come te, voglio che il Signore mi faccia fare un salto di qualità nel 2007 -- Voglio che la mia fede cresca, che la mia ubbidienza sia più veloce, che la mia gioia in Lui sia più evidente. Per questo mi sono presa l'impegno di imparare a memoria questa breve citazione che un amico mi ha mandato durante le feste. E' di William Law, uno scrittore cristiano del '600:
"Ricevi ogni prova interna ed esterna, ogni delusione, dolore, disagio,
tentazione, oscurità e desolazione con entrambi le mani, come una vera
opportunità ed occasione benedetta di morire a tè stesso e di entrare in una
comunione più piena con il tuo umile e sofferente Salvatore. Non vedere
alcuna prova interna od esterna in nessun altro modo. Rigetta ogni altro
pensiero al riguardo. Ed ogni tipo di prova e fatica diventerà il giorno
benedetto della tua prosperità. Questo è lo stato migiliore, quello in cui
si esercita la massima fede, e la piena resa a Dio."



Dato che nel 2007 saranno 40 anni che sono sulla mia sedia a rotelle, sono abbastanza realistica da sapere che avrò davanti delle sfide. Per questo le parole di William Law mi sono utili, e spero lo siano oggi anche per te. Sono certa che vorrai unirti a Ken e a me nel ricevere dal Signore tutte le cose con mani aperte, i palmi in su. Dopotutto, le compassioni di Dio si rinnovano ogni mattina e grande sarà la Sua fedeltà nei mesi a venire. E' lo stesso messaggio che condividerò con le persone disabili per tutto l'anno -- e sono onorata di lavorare di fianco a te attraverso Joni and Friends.
Avanti e in alto!
Joni

Saturday, December 30, 2006

LA TESTIMONIANZA DI ALESSANDRA
Shalom amici e fratelli,
Quale occasione migliore come primo post dell'anno se non quella di pubblicare una buona notizia?
ringraziamo l'associazione buone notizie http://www.sordi-buonenotizie.it per la segnalazione.
Buona lettura.

Il mio nome è Alessandra, ho 30 anni, e desidero raccontarvi quello che il Signore ha fatto nella mia vita. Prima di conoscere il Signore avevo un grande vuoto nel mio cuore, perché sentivo che la mia vita era senza uno scopo. Cercavo di fuggire da questa sensazione di vuoto, cercando di riempirlo andando in discoteca o ascoltando molta musica con il mio fidanzato, ma non ci sono mai riuscita, e mi domandavo: “perché non sono felice?”- Voglio sottolineare che ero una ragazza normale, stavo bene fisicamente, avevo una buona famiglia, molti amici, una buona educazione, una “religione”, eppure sentivo un grande vuoto che cercavo inutilmente di soddisfare con le mie forze, attaccandomi alle piccole cose quotidiane e fondando la mia vita sugli altri e non su Dio che io credevo fosse molto lontano, come un semplice ideale. Ma mi sbagliavo, mi sbagliavo molto sul Signore, perché non capivo che proprio il Suo Amore avrebbe sanato tutte le ferite del mio cuore. I suoi occhi erano su di me per proteggermi, e il suo Spirito mi aveva già preparato per la Sua Gloria. Un giorno, in un modo inaspettato, Egli si fece conoscere da me e il Suo Amore entrò nella mia vita dolcemente, conquistandomi completamente. Accettai il Suo Evangelo, e tutti i miei perché, il mio vuoto, le mie paure mi lasciarono. L’amore di Dio venne nel mio cuore e diventò in me un grande amore verso di Lui; fui riempita di un nuovo entusiasmo e di vera gioia. Mi sentii nata di nuovo, leggera come un uccellino pronto a volare, e soprattutto il mio cuore fu riempito dallo Spirito Santo, e ogni disagio e incertezza sparirono. Da allora il Signore mi ha curata come un buon Padre, mi ha sempre consolata e mi ha assistito in tutti i problemi che ho affrontato. Gesù non mi ha mai lasciata, nemmeno per un istante, ed ora, se scrivo questa testimonianza, è per onorare il suo Amore che Lui ha avuto verso di me. Oggi voglio dare onore al Signore donando a Voi questa testimonianza affinché possiate apprezzare e riconoscere che Gesù Cristo è Vivente, ed è sempre lo stesso e non cambia mai, e affinché possiate avere piena fiducia in Lui. Nel corso del 2001 cominciai a stare male con una febbre leggera continua ed un lieve dolore intercostale. Feci una radiografia al torace. Ricordo il giorno che portai l’esito al mio medico che appena vide la radiografia cambiò l’espressione del suo viso. Non mi disse molto, ma mi prescrisse una visita pneumologica. Qui cominciò la mia sofferenza. Andai in ospedale e feci la visita pneumologica, poi fui sottoposta dai medici ad un ecocardiogramma per cercare di capire che tipo di malattia avevo. Cominciai a capire che qualcosa di grave stava accadendo, ma sentivo dentro di me una divina serenità e piena fiducia nel Signore, il quale mi consolava con la sua Parola scritta nella lettera di Paolo Apostolo ai Romani, capitolo 8:28: “Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio”. Fui ricoverata nel reparto di pneumologia, dove fui sottoposta ad altri accertamenti, come la TAC, biopsia e analisi del sangue. Un mattino venne a trovarmi un caro servo del Signore per pregare per me. Lui mi disse: “non ti spaventare se ti dicono che hai un tumore”. Quelle parole mi turbarono, ma subito sentii nel cuore una grande tranquillità e piena fiducia in Dio. Anche il mio Pastore venne a trovarmi in ospedale per pregare per me, e ringrazio Dio perché sentivo nel mio cuore una grande forza e la Sua divina protezione. Desidero sottolineare che non è facile accettare la malattia e la morte, ma il Signore mise in me la certezza che Lui non mi avrebbe mai abbandonata. Uscii dall’ospedale perché l’esito degli esami veniva dato dopo alcuni giorni. Qualche giorno dopo conobbi la diagnosi del mio male: linfoma maligno (tumore maligno). Ricordo che non volevo credere né accettare i risultati degli esami, anche se umanamente è impossibile non credere al risultato di un esame clinico, ma grazie a Dio, la mia fede stava aumentando. Fui ricoverata presso l’Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei Tumori di Milano dove fui sottoposta ad accertamenti di cui alcuni molto dolorosi. Ho vissuto dei momenti molto brutti ma la mia preghiera saliva come un grido davanti a Dio e anche la Chiesa pregava per me. Come tanti altri fratelli e sorelle in Cristo, anch’io sono passata attraverso una prova di fuoco, come nel giorno in cui fui sottoposta alla terribile biopsia midollare, o come quando dovetti telefonare a casa per dire alla mia famiglia che dovevo restare a Milano per effettuare le cure. Un mattino mi accorsi che il braccio sinistro era gonfio ed aveva uno strano colore, ma non mi preoccupai e non dissi nulla nemmeno ai medici. Solo nel pomeriggio raccontai tutto a mia sorella e a mia madre che cercarono subito l’intervento di un medico. I medici pensavano che il problema al braccio si sarebbe risolto con la chemioterapia che mi fecero subito, invece, oltre al gonfiore si aggiunse pure un forte arrossamento che stava salendo verso il collo. Seppi che si trattava di una grave forma di trombosi. Anche in quella occasione gridai al Signore e poi telefonai al Pastore della mia Chiesa. Il Pastore pregò subito per me e mi confortò con la sua fede. Oggi posso testimoniare che in quel giorno il Signore mise la sua mano su quel male ed esso sparì! Alleluia! Da allora, molte difficoltà ho attraversato, ma il Signore è stato sempre al mio fianco e mi ha liberata da ogni spavento. Egli mi ha guarita completamente e gli esami che periodicamente faccio sono negativi. Il Signore mi ha fatto uscire dal tunnel della morte affinché io testimoniassi la Sua Potenza che non è mai cambiata. Ho compreso che non devo nascondere nulla di tutto questo, perché la vera felicità è sapere che il Signore è al tuo fianco e ti libera da ogni male. Da giovane ero insoddisfatta, ora sono felice, felice e appagata dall’Amore di Dio e dalla Sua Amicizia. Cari Amici, sappiate che a Dio tutto è possibile. E a coloro che ancora non conoscono il grande Amore di Gesù, dico: affidate la vostra vita nelle Sue mani e accettatelo nel vostro cuore come unico e personale Salvatore.
Dio Vi benedica.

Friday, December 29, 2006

RICEVIAMO, CONCORDIAMO E PUBBLICHIAMO....




Perché ringraziare anche per i tempi difficili?
Di Robert J. Tamasy
Negli Stati Uniti, l'ultima settimana di Novembre è una settimana speciale.
Il giovedì gli americani celebrano il "Thanksgiving" ("giorno di azioni digrazie"), osservanza che è divenuta tradizione da più di 150 anni. Per milioni di persone, in altre parti del mondo, invece, quel giovedì è un giorno come un altro qualsiasi, un giorno per lavorare, scherzare, lottare,programmare, comprare, vendere, investire, comandare e ricevere ordini.
Considerando il valore di questa piccola pausa fatta una volta all'anno, che rallenta il frenetico ritmo e che porta ad apprezzare le benedizioni e labuona sorte che l'anno ha portato, perché aspettare per esprimere gratitudine fino al quarto giovedì di novembre? Non abbiamo niente di cui essere grati in gennaio, aprile, giugno o ottobre? Ed essere grati non ha limiti in nessuna cultura. Con la chiusura dell'anno, fra un paio di giorni, molti di noi si sentiranno grati per avere resistito a un anno di incertezze, sfide, realizzazioni e difficoltà. Forse abbiamo avuto successo in un affare, o abbiamo sopportato una forte tensione facendo fronte a continue spese. Abbiamo realizzato,finalmente, la tanto desiderata promozione o, forse, abbiamo sofferto unadelusione per non avere raggiunto una meta importante.Forse abbiamo dato il benvenuto ad un nuovo membro della famiglia o forsel'addio, chissà, anche ad un caro amico. Possiamo avere goduto un anno di buona salute o avere affrontato serie difficoltà fisiche, mentali oemozionali.
Gli aspetti positivi della vita sono argomenti facili per manifestare gratitudine. Però, è possibile essere grati per le difficoltà e per i tempi difficili che spesso sorgono, senza averne colpa?
Certamente si. Per lo meno è il consiglio che riceviamo dalla Bibbia e che sorprendentemente rimane rilevante e opportuno in questo Secolo XXI. Abbiamo qui alcuni esempi di quanto ci insegna riguardo al "Thanksgiving". Ringraziare trascende il bene e il male. Se tu realizzi una grossavendita, è naturale che ti senta riconoscente. Ma, ti senti grato quando un contratto non si realizza? Quelli che confidano in Dio e credono nella sua partecipazione personale nella vita giornaliera possono - e devono - essere grati per tutto. "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie." (1° Tessalonicesi, Capitolo 5:16-18). Ringraziare la fonte delle nostre benedizioni. La vera gratitudine attribuisce le cose belle della vita al divino potere di Dio e non alla"fortuna", al destino o al caso. "Gloria e lode a te Dio dei miei padri, che mi hai concesso la sapienza e la forza, mi hai manifestato ciò che tiabbiamo domandato..." (Daniele, Capitolo 2:23). Ringraziare Dio non per quello che abbiamo, ma per quello che siamo. Chi confida in Dio può essere grato non per quello che realizza, ma per quello che Dio ha realizzato per noi. Dio non solo ci provvede di capacità, ma anche ci rende possibile avere una relazione personale con Lui, oggi e pertutta l'eternità. ".rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo." (Efesini, Capitolo 5:20). Ringraziare è riconosce a Dio ciò che gli spetta. Come ti senti quando sei lodato per il tuo arduo lavoro? Ti senti offeso quando sei elogiato per unlavoro ben fatto? Sicuramente no. Con Dio è la stessa cosa. "Loderò il nome di Dio con il canto, lo esalterò con azioni di grazie, che il Signoregradirà più dei tori, più di qualsiasi sacrificio." (Salmi Capitolo 69:31-32).


Auguri a tutti i miei fratelli in Cristo, amici, parenti, conoscenti, compagni,
che magari hanno chiesto a Dio un fiore, e Dio li diede un cactus
hanno chiesto una farfalla e hanno ricevuto un brucco...
Tutte le promesse passano per la prova del tempo.
Confidiamo in Lui; Egli conosce le nostre necessità. Se abbiamo pazienza vedremo che col passare del tempo in mezzo alle spine è nato un bellissimo fiore e che dal brucco una rarissima farfalla variopinta.
Le spine d'oggi possono essere i fiori di domani...
Auguri e 1000 benedizioni....

Shalom amici e fratelli,

ma chi e' Salvatore Crisafulli?
Conoscetelo leggendo questo comunicato di Pietro Crisafulli (il fratello)
Dopo l'uscita del libro "Con gli occhi sbarrati"

L’11 settembre 2003 Salvatore Crisafulli, il mio adorato fratello
maggiore, trentottenne e padre di quattro figli, sta recandosi in Vespa al
lavoro all’ASL di Catania con il figlioletto tredicenne, quando si scontra
frontalmente con un motofurgone. L’impatto è violentissimo e contrariamente al
figlio, Salvatore riporta un trauma molto severo con riscontro di gravi lesioni
cerebrali e un coma di quarto grado (su di una scala di quindici). Dopo un
delicato intervento chirurgico il primario della rianimazione dell’ospedale
“Garibaldi” di Catania, Dott. Sergio Pintaudi, gli diagnostica uno stato di “non
contattabilità”, per non dire troppo drasticamente di “coma vegetativo”, dal
quale secondo il sanitario sarebbe quasi impossibile tornare indietro.
Per
Salvatore e per tutti noi famigliari e amici quella data, due anni esatti dopo
l’attentato delle torri gemelle di Manhattan, è destinata a diventare il
“nostro” 11 settembre per antonomasia, il giorno che rivoluziona le vite di
ciascuno di noi e segna l’inizio di un lungo penosissimo calvario, in un
alternarsi di sofferenze, rese e ribellioni, diagnosi infauste o possibiliste,
disperazioni e flebili speranze.
Durante un anno e mezzo d’instancabili
peregrinazioni e sacrifici umilianti Salvatore, muto mendicante di cure e
attenzioni, è trasportato dalla nostra disperata caparbietà nei centri
neurologici di mezza Europa, da Catania a Messina, dalla Toscana a Milano, dalla
Svizzera all’Austria. Ovunque io bussi per chiedere aiuto mi viene risposto con
malcelata commiserazione che non c’è niente da fare, che ormai mio fratello è
diagnosticato “neuroleso cronico incurabile”, quando non addirittura malato in
fase “terminale”.
A Innsbruck, la nostra ultima spiaggia, un famosissimo
luminare studioso di patologie cerebrali estreme, quali il coma e lo stato
vegetativo, sentenzia che Salvatore è affetto da “sindrome apallica”, cioè da
una disfunzione neurologica progressiva e irrecuperabile caratterizzata da
assenza di attività della corteccia cerebrale (“pallium”).
Quella diagnosi
astrusa, laconica e ostile di “Apallisches Syndroms” mi rintronerà negli orecchi
in tutta la sua brutalità lessicale e aspra sonorità per molti mesi, come un
verdetto di resa senza condizioni, di condanna a morte. Né varrà ad addolcirla
il responso in italiano ancora più ineluttabile e definitivo: “Stato Vegetativo
Permanente”, talora addirittura accompagnato da un aggettivo disperante e
crudele: “Irreversibile”. Come dire che Salvatore non si sveglierà mai più dal
grande sonno del coma, scivolando progressivamente verso la morte.
Non manca
chi, tra i tanti luminari perorati per un consulto, azzarda un’ipotesi
diagnostica diversa. A ridurre Salvatore come un vegetale potrebbe essere la
sindrome di “Locked In”, cioè “da incarceramento”, uno stato diverso dal coma,
ma forse ancora più terribile: il malato ha coscienza, sente, capisce, soffre,
ma è irrimediabilmente impedito di comunicare in alcun modo con l’esterno.
Capite? Salvatore condannato a morire cosciente della nostra disperata lotta per
la sua sopravvivenza, senza poter mai più restituire un sorriso, una carezza,
una lacrima, un bacio alla sua mamma, ai suoi fratelli, a tutti i suoi cari che
vegliano su di lui.
Intanto, nel marzo 2005 scoppia il caso di Terri Schiavo,
la ragazza americana in coma da quindici anni, caso che commuove il mondo intero
e scatena dibattiti e polemiche feroci fra due contrapposte fazioni: quella di
chi sostiene che la ragazza abbia diritto almeno di continuare ad essere
alimentata artificialmente e quella di chi trova esageratamente oneroso per la
società e la famiglia il suo ulteriore mantenimento in una condizione sub-umana
di non-vita.
La controversia si sposta dal campo scientifico (nel dominio
dell’utile sociale), ove dettano legge le statistiche e il dibattito
sull’”accanimento terapeutico”, a quello etico (nel dominio della sacralità di
ogni vita), ove è considerato almeno gesto di umanità dare cibo e acqua a un
moribondo, a quello giuridico (nel dominio della sovranità legale) ove il vivere
o il morire dipende draconianamente da un impennacchiato decreto umano.
La
povera Terri, del cui risveglio non sembra più sopportabile un ulteriore
ritardo, è condannata a morire.
Come? Eutanasizzata? Macché! Per salvare
l’ipocrisia dei suoi carnefici morirà più “naturalmente” di fame e di sete, con
le labbra crepate dall’arsura e la lingua gonfia, fetida e appallottolata sino a
soffocarla. Questa la decisione umanitaria e sovrana della Corte Suprema di
Giustizia della Florida, tanto stupidamente inflessibile da far ammanettare un
bambino di dieci anni che, incurante delle diffide, ha pietà di Terri e osa
darle da bere.
E’ così accolta la sprezzante tesi pseudo scientifica che
tratta la vita unica e irripetibile di Terri alla stregua dell’esistenza
inanimata d’un vegetale, liquidando l’imbarazzante sorriso della sua dolcissima
mimica facciale come una smorfia insignificante condizionata da “involontari”
riflessi spinali.
La scalpore suscitato dal caso Schiavo mi dà il coraggio
di alzare la voce, di urlare pubblicamente che Salvatore non sarà abbandonato
nei gorghi della malasanità, senza cure né assistenza, come una inutile pianta
destinata ad appassire. Partecipo a trasmissioni televisive a forte impatto di
ascolto, minaccio di “staccare la spina” a Salvatore, se non sarò soddisfatto
nella mia umanissima aspettativa. Sento in cuor mio che il mio adorato fratello
dal profondo del suo pozzo di solitudine mi chiama, mi sente, soffre con me,
m’incita a vincere la sua impotenza e a comunicare al mondo la sua voglia di
vivere e il suo bisogno di aiuto.
Se la mia voce non basta ecco il conforto
scientifico della Dott.ssa Rita Formisano, primario del “Santa Lucia” di Roma
che, durante una puntata della popolare trasmissione "Porta a Porta"
testualmente afferma che “Terri Schiavo era nelle stesse condizioni di Salvatore
Crisafulli” e sottintende che, nel caso di mio fratello, bisogna intervenire
prontamente, non darsi per vinti, non abbandonare il malato dandolo
definitivamente per spacciato solo perché non si sa individuare esattamente il
suo male e la sua possibilità di ripresa.
Non tarda a giungere la conferma
autorevole del Dott. Andrea Arcangeli rianimatore del Policlinico “Gemelli” di
Roma: “Mi sembra un caso clinico molto simile a quello di Terri Schiavo”, detto
da chi sostiene la necessità di non interrompere le cure in attesa d’un
risveglio.
Anche la letteratura medica straniera, tra cui un’autorevole
rivista scientifica tedesca, si sofferma a denunciare la strana e incontestabile
somiglianza che accomuna i casi clinici di Terri Schiavo(USA), Salvatore
Crisafulli (ITA) e Maria Korp (AUS), tutti affetti da “Apallisches Syndroms” e
tutti degni di un barlume di speranza.
Il mio appello disperato non cade nel
vuoto, l’opinione pubblica è scossa, s’interessa al caso il neo Ministro della
Salute Francesco Storace e il 5 maggio 2005 s’inizia il percorso assistenziale e
riabilitativo in una struttura specializzata di Arezzo, ove non mancano
macchinari modernissimi, logopedia, fisioterapia e, soprattutto, trasfusioni
continue di calore umano.
Comincia a farsi largo larvatamente la diagnosi
già ipotizzata in precedenza, dell’oscura “sindrome da incarceramento” (“Locked
In”), di cui si sa molto poco, ma non si può escludere la remota e pur rarissima
possibilità che il cervello, stimolato senza sosta, misteriosamente
riparta.
Due mesi di cure appropriate e il 15 luglio 2005 mio fratello esce
dal coma. Trasferito a Catania nel modesto alloggetto di mamma Angela, si
riaffaccia alla vita di relazione. I suoi progressi sono impercettibili ma
continui e per noi fonte di intensa commozione.
Una domenica, proprio nel
giorno del Signore, Salvatore regala a quella donnina ricurva sul suo capezzale
la carezza di un sussurro: “Mam-ma”, che nel suo vecchio cuore affranto risuona
come un pentecostale rombo di tuono e ha l’effetto di quelle lingue di fuoco che
preannunciarono nel cenacolo la discesa dello Spirito Santo.
Da quel giorno
Salvatore ci racconta, la storia impressionante di un malato precipitato in una
dimensione esistenziale sconosciuta e misteriosa per tutti, anche per la
scienza.
Lui, senza poter interagire, sentiva e avvertiva tutto, le profezie
funeste dei medici, la forza irresistibile del nostro amore senza limiti, le
lunghe battaglie disperate contro strutture sanitarie inaccessibili, costose e
sorde alle mie proteste, anche la ribellione pubblica con la minaccia plateale
di “staccare la spina”.
Riesce a dirmi in dialetto il suo grazie: “Pietro,
per me hai già fatto troppo”. Riesce anche, nel suo balbettìo infantile, a
rimproverare la iattanza di quei soloni troppo sicuri di sé che scambiavano le
sue lacrime per un’insignificante riflesso spinale.
Proprio come
l’implorante ed enigmatico sorriso della sfortunata Terri, un’altra foglia
d’insalata, immeritevole perfino di un goccio d’acqua. Ma, al contrario di lei,
Salvatore non è solo, è protetto come in una fortezza dall’audacia del nostro
amore, scortato dal genio di una santa cocciutaggine famigliare e, perché no,
magari anche un po’ consolato da quella mia canzone: “Fratello mio”, composta
senza particolare talento, ma scritta direttamente sul pentagramma del mio
cuore.

Pietro Crisafulli

Che dire! un'altro esempio di amore senza limiti (vedi il post. del 7/11/06 "fino a dove saresti disposto ad arrivare di fronte alle avversita?") ringraziamo Dio per il miracolo del risveglio e per il sano amore della sua famiglia.









Thursday, December 28, 2006

riceviamo e pubblichiamo................

Grazie mille Paolo per avermi segnalato questa importante e bellissima lettera di Salvatore,
ringrazio Dio per la forza e il coraggio di Salvatore e di mille altri sconosciuti ma che Dio conosce.... le vostre testimonianze mi spronano a continuare nel mio lavoro e aumentano la mia fede! non mollate!
sperando in una maggiore collaborazione in futuro vi auguro un 2007 pieno di grazia del Signore,pace e vittorie!

Piergiorgio, hai sbagliato Dal Quotidiano Nazionale del 23 Dicembre 2006,
di Salvatore Crisafulli

La scelta di morte di Welby la rispetto, perché non posso arrogarmi
il diritto di giudicare un mio fratello di sofferenza. Però non la condivido.
Dicono che Piergiorgio fosse libero e consapevole nel dire di sì a chi, in
camice bianco o in doppiopetto da parlamentare voleva prendere la sua vita per
farne strumento di vittoria politica. Qualcuno ha detto che il suo è stato un
gesto di sfida, saggio e coraggioso, addirittura sportivo. Quante bestemmie,
quanta folle presunzione, in questi commennti. Spero proprio che il suo
terribile atto di "suicidio assistito", perché di questo si tratta, sia stato
accettato e vissuto in stato di schiavitù e disperazione psicologica, non di
piena avvertenza e deliberato consenso, come richiede il catechismo cattolico
per il peccato mortale. Solo così la parte più bella, più nobile e immortale di
lui, la sua anima, resa candida come la neve da quella malcurata sofferenza
infinita e feroce, sopravviverà alla morte eterna. Lo credo e lo spero con tutto
il cuore. Povero caro, Piergiorgio, la sua vita pur immobile stava smuovendo
tannte coscienze di politici egoisti e indifferenti, per indurii a pretendere
una sanità più umana, efficiente e amorevole, più vicina a chi soffre, stava
vincendo la sua vera battaglia, quella delle migliaia di suoi fratelli
paralizzati e senza voce che aspettano nuovi decisivi progressi qualitativi
dellla ricerca scientifica e del cuore dell'uomo. IO, CHE SONO scampato dal
vortice del nulla in cui l'ignoranza e la mancanza di umanità di una medicina
senza amore mi stava precipitando, io posso finalmente protestare per i
centomila Salvatore Crisafulli che aspettano e sperano, senza lasciarsi
corteggiare dalla voglia insana di morire anzitempo. Solo una scienza al
servizio di chi soffre può cacciare dal letto dei moribondi quei necrofili
assassini che hanno fatto una lunga asfissiatne ronda di morte al povero Welby
solo per trarne un misero beneficio elettorale e politico, solo per mettere il
piede in mezzo alla porta verso la liberalizzazione dell'eutanasia, la macabra
conquista etica dei senza Dio, degli arroganti e intoccabili caini che cedono
alla perfida luusinga luciferina del "sarete come Dio". Che il Signore converta
la coscienza degli sciacalli che, anziché promuovere la vita e la migliore
assistenza dei malati disperati e morenti, hanno fondato un'associazione a
delinquere per liberarsi con l'omicidio delle vite altrui, quando queste sono
reputate inutili e costose per la società. Caro Piergiorgio, meraviglioso
inciampo per la nostra scadente sanità pubblica, ora saprai giudicare senza veli
quanto inganno c'era nella diabolica sollecitudine dei falsi amici che si
avvicendavano intorno al tuo letto, per aggiudicarsi il trofeo della tua vita.
Ora finalmente saprai ben distinguere, nella tenebra della tua sofferenza umana,
l'ombra della mano del Signore che ti porgeva una carezza, rispetto all'ombra di
quel medico, ciniico traditore del suo giuramento morale, che si chinava su di
te solo per porgerti il suo più macabro regalo di Natale, dicendoti: muori.
Addio, Piergiorgio, caro e sfortunato compagno di sventura

Friday, December 22, 2006


Morto Piergiorgio Welby

ADN kronos- Gio 21 Dic
Roma, 21 dic . - (Ign) - Marco Pannella ha annunciato la morte di Piergiorgio Welby durante la diretta di Radio Radicale. Welby aveva 61 anni e da quaranta era malato di distrofia muscolare. Aveva chiesto l'eutanasia al presidente Napolitano lo scorso settembre. Poche ore prima del decesso il Consiglio Superiore della Sanità aveva negato lo spegnimento del respiratore perché "non c'era accanimento terapeutico". La distrofia muscolare che lo ha costretto ad una vita da lui stesso definita inaccettabile, aveva colpito Piergiorgio Welby all'età di 20 anni. Da allora, la malattia è peggiorata, lentamente ma inesorabilmente. Di papà scozzese (fu giocatore in serie A nella Roma), Welby aveva molteplici interessi: appassionato di caccia e di cani, ha fatto studi classici. Nato a Roma il 26 dicembre 1945 è stato colpito da una forma di distrofia muscolare progressiva. Nell'ultima fase della malattia, Welby era costretto a letto inibito a qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione dei movimenti oculari e labiali. La sua sopravvivenza era assicurata esclusivamente da un respiratore automatico al quale era stato collegato nel 1997.
Shalom amici e fratelli,
Questo e' lo scarno e freddo comunicato diramato dalla ADN kronos con il quale si annuncia la morte di Pier Giorgio Welby. Preso atto di cio desidero fare una preghiera al nostro Signore Creatore che possa avere tutta la sua infinita misericordia e compassione perdonando e accettando Pier Giorgio accanto a se per una nuova vita nell'eternita'.
Ma lasciatemi anche espimere tutta la mia delusione e preoccupazione per l'amaro epilogo di questa vicenda!
Son rimasto deluso come volontario hospice/cure palliative:
"Le cure palliative consistono nell''assistenza attiva e totale dei pazienti terminali quando la malattia non risponde più alle terapie ed il controllo del dolore, dei sintomi, degli aspetti emotivi e spirituali e dei problemi sociali diventa predominante"."Le cure palliative hanno carattere interdisciplinare e coinvolgono il paziente, la sua famiglia e la comunità in generale.In questo senso la cura palliativa è un richiamo al più antico e basilare concetto di cura: provvedere alle necessità ed esigenze dei pazienti in qualsiasi luogo si trovino o abbiano scelto per essere curati, al domicilio od in ambito ospedaliero"."Le cure palliative rispettano la vita e considerano il morire come un processo naturale. Il loro scopo non è quello di accelerare o differire la morte, ma quello di garantire la migliore qualità di vita, sino alla fine".(Dallo Statuto dell''Associazione Europea per le Cure Palliative)
infatti credo che sia una vera sconfitta per noi che ci adoperiamo con tanta passione, vedere persone che desiderano anticipare i tempi della loro morte. Vuol dire che non si e' fatto bene il nostro lavoro e che non si e' riusciti a incoraggiare al meglio chi deve essere incoraggiato, allietato e confortato.
Son rimasto deluso e preoccupato come uomo:
perche' credo che il povero welby sia stato usato dalla ragione della politica. Per pura politica non e' stato fatto niente per "curare" e ridare a Pier giorgio la gioia di vivere! per esperienza personale so che dopo eventi traumatici l'uomo in preda alla disperazione e' portato a desiderare di farla finita ma poi ci si accorge che la vita merita di esser sempre vissuta, chi ha continuato a vivere non si e' mai pentito e tutt'ora ringrazia chi lo ha salvato. Per un ideale egoistico e' stato strumentalizzato il suo caso per far rumore e per arrivare ad ottenere gli obbiettivi di certi signori. Mi domando come si fa a gioire per la morte di qualcuno? con quale coraggio si puo' staccare la spina? La mia preoccupazione e' che questo sia solo un inizio di molti casi e che si corra il rischio di andare verso una societa' dalla morte facile dove basta un'imperfezione per eliminare e cambiare come spesso si fa con gli oggetti. Praticamente i il trionfo del usa e getta.
Sono deluso e dispiaciuto come Cristiano:
Ritengo che la morte anticipata di Pier Giorgio Welby sia un vero peccato (nel senso biblico del termine ovvero "occasione perduta" "mancato raggiungimento di un obbiettivo" ), ma anche l'ennesimo tentativo da parte dell'uomo di sostituirsi a Dio prendendo il suo posto rinnegando ogni relazione con chi ci ha creato e ci ha donato la vita, avendo quindi il diritto di riprendersela nei tempi che Dio ha stabilito per noi.
Ecclesiaste 3:1-4 "Per ogni cosa c'è un tempo fissato da Dio 1 Per ogni cosa c'è la sua stagione, c'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato, 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per far cordoglio e un tempo per danzare, "
Cosi' come ci ha donato e sacrificato, per puro amore, il suo unico figlio Gesu' per salvarci
Giovanni 3:16 "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." lo stesso Dio ha il diritto di usarci e di riprenderci secondo la sua volonta' e il suo disegno.
Romani 8:28 "Il risultato benefico dell'amore di Dio Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno."
Efesini 1:5 "avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà,"
Giobbe 2:10 "Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?»In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra."
Desidero infine ringraziare Dio per il coraggio e la forza di Salvatore Crisafulli http://www.11settembrecrisafulli.com/index.html e di tutti quei ragazzi nelle stesse condizioni di Pier giorgio Welby che hanno scelto di vivere e di lottare dando testimonianza di gioia e di vita a tutti coloro che desiderano morire per molto meno.
Grazie Dio vi benedica

Wednesday, December 13, 2006

a natale tutti piu' buoni??
Shalom amici e fratelli,
Ieri mi e' capitato di passare per il centro della mia citta' Sesto San Giovanni e sucessivamente nel centro del mio capoluogo Milano, come in in molte citta' d'italia, ho notato un incredibile prolificare di iniziative benevoli e raccolte fondi. Semplicemente perche' siamo vicini al natale e il pensiero comune vuole che a natale si debba essere tutti piu' buoni perche' e' il compleanno di Gesu'.
Per me e secondo "la parola di Dio" invece si dovrebbe essere piu' buoni e il natale si dovrebbe festeggiaRE tutto l'anno ovvero ogni qualsiasi giorno che ci si rende conto della presenza di Gesu' nella nostra vita dato che Il Natale del SignoreGesù Cristo nasce ogni qual volta un’anima accetta la salvezza come puro atto della grazia di Dio, perché in quel cuore fino ad allora chiuso nelle tenebre, una luce finalmente è potuta risplendere portando gioia e letizia, e non un mero momento magico.
La festa del 25 dicembre conosciuta come la festa della natività del Signore Gesù Cristo, è una mera fantasia dell’uomo poiché è priva di ogni fondamento storico nonché biblico; essa ha le sue origini nel paganesimo, come e' tutt'ora pagana la folle corsa ai regali, e nella idolatria a cui l’uomo si è dato, preferendo adorare così la creatura anziché il Creatore. Infatti il mese di dicembre era un mese posto sotto la tutela della dea Vesta, protettrice del focolare domestico e pubblico, e sacro al dio Saturno. In questo mese il 17 si festeggiavano i Saturnali che inizialmente duravano un sol giorno, ma che furono poi portati a tre da Cesare. Queste celebrazioni “culminavano al 25 dicembre col Natalis solis invicti.”, festa istituita dall'imperatore Aureliano nel 274 A.D. In oriente la sera del 24 dicembre si celebrava la festa del dio Mithra, il dio solare, dell’amicizia e dell'ordine cosmico, nato dalla pietra e portatore della nuova luce. In quella sera i fedeli a questo dio accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l’orizzonte. Nel sincretismo religioso romano l’unione del culto Natalis solis con quello del dio Mithra fu cosa fatta. L’imperatore Costantino (280-337) volle in seguito riunire il culto al sole, di cui egli era il figlio protetto, e il culto al dio Mithra con il cristianesimo e’ sotto il suo regno che appare la festa del Natale. Credo che nei vangeli non ci sia appositamente una data certa della nativita' per non creare appunto occasione di falsi culti e continuare cosi' ad adorare il Signore Gesu' in spirito e verita' ( giovanni4:23,24 "23Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità»") (levitico19:4 "4 Non rivolgetevi a idoli e non fatevi degli dèi di metallo fuso. Io sono l'Eterno, il vostro DIO")
A Mio malgrado desidero pure io approfittare di questo mese di "grazia" proponendovi le nostre iniziative!
Confidando nella bonta' e nelle benedizioni del nostro Signore Gesu' che vi possano aprire il cuore, "Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." (Giovanni3:14) vi ringrazio e vi auguro buone feste in famiglia.

concerto "Insieme si può"
15 dicembre ore 20.30 presso la Chiesa Evangelica Betania
di Via San Sovino, 243 int.27 Torino
si terrà il concerto a favore di Missione Possibile onlus per il progetto in Cambogia della Roong Christian School.
A questo appuntamento saranno presenti i musicisti:
Corrado Salmè, Julim Barbosa, Fabio Notarnicola e i Worshipstation.
sabato 16 dicembre a Milano,
presso la Chiesa Bethel
via Biella, 17 ( zona Famagosta),
due diversi incontri,
alle 17.30 e alle 20.30, con la musica dei
Worship station, di Corrado Salmé e di Julim Barbosa.
Durante le serate verranno proiettati video ed immagini inerenti all’opera di Missione Possibile e verranno raccolti i fondi per il progetto Ingresso libero.
"Concerto POSSIBILE"
22 gennaio 2007 ore 21.00 Teatro Carcano Milano
straordinario evento a favore di Missione PossibileONLUS.
Parteciperanno:
Teo Teocoli, Tullio de Piscopo, Mario Lavezzi, Ornella Vanoni, Luciana Savignano,
ed altri artisti.
Il costo del biglietto è di 25 euro
un regalo prezioso per natale o per un occasione molto speciale!
Acquistare ora il biglietto vuol dire anche avere la possibilità di scegliere il posto migliore!
Contattaci subito al 3934256307 o allo 024500167 oppure scrivi a info@missionepossibile.com
Il concerto è POSSIBILE anche grazie a TE.
cerchiamo:
carozzine sportive usate e sedie a rotelle pieghevoli
(anche da riparare) da inviare nel prossimo giugno 2007
al centro disabili di Marikaj
per info cell.3396505694 (davide)

Domenica 24 Dicembre 2006
UN NATALE ALTERNATIVO? UN NATALE INDIMENTICABILE?
Scappate dal presepe e venite a passare la serata della Vigilia alle Pecore!
Da soli o con tutta la famiglia, questa sera il pub vi offre un cenone da Re Magio: antipasti a buffet, primo, secondo, bevande e spumante
a soli 30 €.
E a Mezzanotte ci ritroviamo tutti insieme per il Culto evangelico presso il Teatro delle Erbe.
Per pregare e lodare in una notte molto speciale!
Prenotazioni per il cenone entro il 22 dicembre.

Domenica 31 Dicembre 2006, ore 23:58
CAPODANNO ALLE PECORE:
PER SPICCARE UN BALZO NEL 2007
CON ALLEGRIA E SENZA SPENDERE UNA FOLLIA!
CENONE, SPUMANTE, MUSICA E TANTE SORPRESE CON SOLI 40 €.
DOVE TROVATE UN OVILE MIGLIORE?!
Se siete stufi dei locali "tirati",
se non volete essere spennati,
se non vi piace la formalità ma volete passare un Capodanno in un ambiente amichevole e condividendo lo stesso spirito,
vi aspettiamo al pub Le Pecore.
Per una nottata veramente tra amici!
Prenotazioni entro il 27 dicembre.
Le Pecore, via fiori chiari, 21 Brera- Milano. (+39) 02.87-5386 manager@lepecore.com www.lepecore.com

Monday, December 11, 2006

Shalom amici e fratelli,
scusate se mi sono assentato per un poco di tempo ma non ho avuto un momento per scrivere!
Infatti in questi giorni ho inaugurato il mio nuovo appartamento, ho finito il corso di volontario hospice/cure palliative al reparto malati terminali della "fondazione castellini" di Melegnano http://www.fondazionecastellini.it/ , si sono intensificati i miei inpegni con l'associazione joni and friends italia. Dio si conferma fedele (vedi il post. del 16/10/06 "incontri estivi 2006") operando nei suoi tempi e modi. Cosi' molte altre cose succederanno......
Oggi vi presento dei nuovi siti e liks, molto interessanti, che ho inserito.

1) http://www.porteaperteitalia.org/

porteaperteitaliaonlus e' una associazione al servizio delle chiese e dei cristisani perseguitati. Avete capito bene! perche' a prescindere dagli ultimi fatti di cronaca da molto tempo e in molti paesi del mondo (nord-Africa, paesi Arabi, medioriente, Cina, Vietnam, Turchia,ecc.) i cristiani sono perseguitati ancora oggi, nell'indifferenza generale, per la loro fede in Cristo Gesu'.

2) http://groups.msn.com/evangeliciemalattia/disabilinchiesa.msnw

In questa bacheca troverete gli indirizzi e i contatti delle chiese accessibili alle carozzine in Italia cioe' senza o con pochissime barriere architettoniche. Questo splendido servizio e' stato creato da Roberto Barnabe' con lo scopo di dare a tutti la possibilita' di frequentare, senza ulteriori problemi, la chiesa piu' vicina "vivendo" la parola di Dio. Come potete constatare non sono molte le chiese senza barriere architettoniche (quello delle barriere e' un problema generale italiano da risolvere al piu' presto) cosi' vi preghiamo di aiutarci ad aggiornare la bacheca inserendo la vostra o altre chiese che conoscete o segnalandomi gli indirizzi scrivendo a dselva@libero.it o giobbe3787@yahoo.it grazie.

3) http://server.firefighters.org/bibbia.asp

Cliccando su questo sito potrete ascoltare la sacra bibbia, trasmessa in versione audio mp3 dal 1° all'ultimo capitolo del vecchio e del nuovo testamento oltre a vari studi e predicazioni.

In fine vi segnalo il sito di buone notizie una missione cristiana per la diffusione del vangelo alle persone audiolese http://www.sordi-buonenotizie.it/ il sito e' ben aggiornato ed e' ricco di consigli per chi frequenta persone sorde e di bellissime testimonianze.

Monday, November 13, 2006

Giobbe il "gigante" sofferente
Shalom amici,
come avrete notato ho inserito nei links il libro suddiviso in capitoli di Giobbe,
desidero quindi fare una breve, modesta e personale presentazione del personaggio biblico il cui nome significa "egli grida".
Giobbe fra tutti i personaggi della bibbia e' quello in cui mi rispecchio di piu' per le sue sofferenze, che quasi quasi tutti conoscono, ma anche per la sua speranza (vedi post. "la forza della speranza" del 13/10/06 ) e perseveranza.
Giobbe era un uomo molto ricco, retto e vicino a Dio tanto da suscitare interesse a satana così nacque una sfida, quasi una scommessa, fra satana e Dio sulla genuina fedelta' di Giobbe all'Eterno. Dio avendo sotto controllo ogni cosa permise una serie di sofferenze verso di lui
Giobbe perse ogni sua ricchezza e la salute nei primi 32 versi del libro, i successivi 35 capitoli della sua storia sono di dolore e contengono una lunga conversazione tra Giobbe e quattro amici che cercano di spiegare le sofferenze di Giobbe. gli ultimi 4 capitoli riportano la risposta di Dio, dove Egli si rifiuta di dare alcuna spiegazione delle varie sofferenze. il libro finisce con il ravvedimento di Giobbe, la sua restaurazione e guarigione pregando per i suoi amici. Giobbe credeva in Dio aveva molti beni perse poi tutto ma non perse Dio. Egli sopporto' le sofferenze che lo portarono ad avere una comunione piu' profonda con il Signore. Giobbe scoprii che Dio ha sempre ogni cosa sotto controllo e Giobbe accetto' il bene come il male (vedi cap.2:10) (mi viene da aggiungere che spetta a Dio decidere la vita e la morte in rif. al recente caso di richiesta di autanasia di Piero Welby, preghiamo per lui ) e che le circostanze non cambiano l'invito di Dio a confidare in Lui e nella sua infinita bonta'.
in conclusione il libro di Giobbe illustra l'assoluto controllo di Dio sugli eventi del mondo, affinche' si possano compiere i suoi buoni propositi, Satana non ha potere sovrano sulla vita del credente ma Dio gli concede di metterlo alla prova attraverso le sofferenze ed usa le sofferenze per raffinare il carattere dei credenti. Il messaggio del libro e' indirizzato a tutte le persone sofferenti, invitandole a confidare nel Papa' celeste.
Buona lettura Dio vi benedica.
versetti chiave:
cap.2:3,cap.19:25,26
Giobbe in breve:
  • A satana é concesso di attaccare Giobbe: cap.1-2
  • Il dolore di Giobbe: cap.3
  • Giobbe discute delle sue sofferenze con i suoi amici: cap.4-31
  • Elihu interviene nella discussione: cap.32-37
  • Dio risponde a Giobbe: cap.38,39
  • Confessione di Giobbe: cap.40
  • Dio ristora Giobbe: cap.42

(fonte: nuova Diodati 1991/'03 edizione da studio: La nuova thompson)

(vedi anche il post "come leggere la Bibbia" del 13/10/06)