Il mio nome è Alessandra, ho 30 anni, e desidero raccontarvi quello che il Signore ha fatto nella mia vita. Prima di conoscere il Signore avevo un grande vuoto nel mio cuore, perché sentivo che la mia vita era senza uno scopo. Cercavo di fuggire da questa sensazione di vuoto, cercando di riempirlo andando in discoteca o ascoltando molta musica con il mio fidanzato, ma non ci sono mai riuscita, e mi domandavo: “perché non sono felice?”- Voglio sottolineare che ero una ragazza normale, stavo bene fisicamente, avevo una buona famiglia, molti amici, una buona educazione, una “religione”, eppure sentivo un grande vuoto che cercavo inutilmente di soddisfare con le mie forze, attaccandomi alle piccole cose quotidiane e fondando la mia vita sugli altri e non su Dio che io credevo fosse molto lontano, come un semplice ideale. Ma mi sbagliavo, mi sbagliavo molto sul Signore, perché non capivo che proprio il Suo Amore avrebbe sanato tutte le ferite del mio cuore. I suoi occhi erano su di me per proteggermi, e il suo Spirito mi aveva già preparato per la Sua Gloria. Un giorno, in un modo inaspettato, Egli si fece conoscere da me e il Suo Amore entrò nella mia vita dolcemente, conquistandomi completamente. Accettai il Suo Evangelo, e tutti i miei perché, il mio vuoto, le mie paure mi lasciarono. L’amore di Dio venne nel mio cuore e diventò in me un grande amore verso di Lui; fui riempita di un nuovo entusiasmo e di vera gioia. Mi sentii nata di nuovo, leggera come un uccellino pronto a volare, e soprattutto il mio cuore fu riempito dallo Spirito Santo, e ogni disagio e incertezza sparirono. Da allora il Signore mi ha curata come un buon Padre, mi ha sempre consolata e mi ha assistito in tutti i problemi che ho affrontato. Gesù non mi ha mai lasciata, nemmeno per un istante, ed ora, se scrivo questa testimonianza, è per onorare il suo Amore che Lui ha avuto verso di me. Oggi voglio dare onore al Signore donando a Voi questa testimonianza affinché possiate apprezzare e riconoscere che Gesù Cristo è Vivente, ed è sempre lo stesso e non cambia mai, e affinché possiate avere piena fiducia in Lui. Nel corso del 2001 cominciai a stare male con una febbre leggera continua ed un lieve dolore intercostale. Feci una radiografia al torace. Ricordo il giorno che portai l’esito al mio medico che appena vide la radiografia cambiò l’espressione del suo viso. Non mi disse molto, ma mi prescrisse una visita pneumologica. Qui cominciò la mia sofferenza. Andai in ospedale e feci la visita pneumologica, poi fui sottoposta dai medici ad un ecocardiogramma per cercare di capire che tipo di malattia avevo. Cominciai a capire che qualcosa di grave stava accadendo, ma sentivo dentro di me una divina serenità e piena fiducia nel Signore, il quale mi consolava con la sua Parola scritta nella lettera di Paolo Apostolo ai Romani, capitolo 8:28: “Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio”. Fui ricoverata nel reparto di pneumologia, dove fui sottoposta ad altri accertamenti, come la TAC, biopsia e analisi del sangue. Un mattino venne a trovarmi un caro servo del Signore per pregare per me. Lui mi disse: “non ti spaventare se ti dicono che hai un tumore”. Quelle parole mi turbarono, ma subito sentii nel cuore una grande tranquillità e piena fiducia in Dio. Anche il mio Pastore venne a trovarmi in ospedale per pregare per me, e ringrazio Dio perché sentivo nel mio cuore una grande forza e la Sua divina protezione. Desidero sottolineare che non è facile accettare la malattia e la morte, ma il Signore mise in me la certezza che Lui non mi avrebbe mai abbandonata. Uscii dall’ospedale perché l’esito degli esami veniva dato dopo alcuni giorni. Qualche giorno dopo conobbi la diagnosi del mio male: linfoma maligno (tumore maligno). Ricordo che non volevo credere né accettare i risultati degli esami, anche se umanamente è impossibile non credere al risultato di un esame clinico, ma grazie a Dio, la mia fede stava aumentando. Fui ricoverata presso l’Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei Tumori di Milano dove fui sottoposta ad accertamenti di cui alcuni molto dolorosi. Ho vissuto dei momenti molto brutti ma la mia preghiera saliva come un grido davanti a Dio e anche la Chiesa pregava per me. Come tanti altri fratelli e sorelle in Cristo, anch’io sono passata attraverso una prova di fuoco, come nel giorno in cui fui sottoposta alla terribile biopsia midollare, o come quando dovetti telefonare a casa per dire alla mia famiglia che dovevo restare a Milano per effettuare le cure. Un mattino mi accorsi che il braccio sinistro era gonfio ed aveva uno strano colore, ma non mi preoccupai e non dissi nulla nemmeno ai medici. Solo nel pomeriggio raccontai tutto a mia sorella e a mia madre che cercarono subito l’intervento di un medico. I medici pensavano che il problema al braccio si sarebbe risolto con la chemioterapia che mi fecero subito, invece, oltre al gonfiore si aggiunse pure un forte arrossamento che stava salendo verso il collo. Seppi che si trattava di una grave forma di trombosi. Anche in quella occasione gridai al Signore e poi telefonai al Pastore della mia Chiesa. Il Pastore pregò subito per me e mi confortò con la sua fede. Oggi posso testimoniare che in quel giorno il Signore mise la sua mano su quel male ed esso sparì! Alleluia! Da allora, molte difficoltà ho attraversato, ma il Signore è stato sempre al mio fianco e mi ha liberata da ogni spavento. Egli mi ha guarita completamente e gli esami che periodicamente faccio sono negativi. Il Signore mi ha fatto uscire dal tunnel della morte affinché io testimoniassi la Sua Potenza che non è mai cambiata. Ho compreso che non devo nascondere nulla di tutto questo, perché la vera felicità è sapere che il Signore è al tuo fianco e ti libera da ogni male. Da giovane ero insoddisfatta, ora sono felice, felice e appagata dall’Amore di Dio e dalla Sua Amicizia. Cari Amici, sappiate che a Dio tutto è possibile. E a coloro che ancora non conoscono il grande Amore di Gesù, dico: affidate la vostra vita nelle Sue mani e accettatelo nel vostro cuore come unico e personale Salvatore.
Saturday, December 30, 2006
Il mio nome è Alessandra, ho 30 anni, e desidero raccontarvi quello che il Signore ha fatto nella mia vita. Prima di conoscere il Signore avevo un grande vuoto nel mio cuore, perché sentivo che la mia vita era senza uno scopo. Cercavo di fuggire da questa sensazione di vuoto, cercando di riempirlo andando in discoteca o ascoltando molta musica con il mio fidanzato, ma non ci sono mai riuscita, e mi domandavo: “perché non sono felice?”- Voglio sottolineare che ero una ragazza normale, stavo bene fisicamente, avevo una buona famiglia, molti amici, una buona educazione, una “religione”, eppure sentivo un grande vuoto che cercavo inutilmente di soddisfare con le mie forze, attaccandomi alle piccole cose quotidiane e fondando la mia vita sugli altri e non su Dio che io credevo fosse molto lontano, come un semplice ideale. Ma mi sbagliavo, mi sbagliavo molto sul Signore, perché non capivo che proprio il Suo Amore avrebbe sanato tutte le ferite del mio cuore. I suoi occhi erano su di me per proteggermi, e il suo Spirito mi aveva già preparato per la Sua Gloria. Un giorno, in un modo inaspettato, Egli si fece conoscere da me e il Suo Amore entrò nella mia vita dolcemente, conquistandomi completamente. Accettai il Suo Evangelo, e tutti i miei perché, il mio vuoto, le mie paure mi lasciarono. L’amore di Dio venne nel mio cuore e diventò in me un grande amore verso di Lui; fui riempita di un nuovo entusiasmo e di vera gioia. Mi sentii nata di nuovo, leggera come un uccellino pronto a volare, e soprattutto il mio cuore fu riempito dallo Spirito Santo, e ogni disagio e incertezza sparirono. Da allora il Signore mi ha curata come un buon Padre, mi ha sempre consolata e mi ha assistito in tutti i problemi che ho affrontato. Gesù non mi ha mai lasciata, nemmeno per un istante, ed ora, se scrivo questa testimonianza, è per onorare il suo Amore che Lui ha avuto verso di me. Oggi voglio dare onore al Signore donando a Voi questa testimonianza affinché possiate apprezzare e riconoscere che Gesù Cristo è Vivente, ed è sempre lo stesso e non cambia mai, e affinché possiate avere piena fiducia in Lui. Nel corso del 2001 cominciai a stare male con una febbre leggera continua ed un lieve dolore intercostale. Feci una radiografia al torace. Ricordo il giorno che portai l’esito al mio medico che appena vide la radiografia cambiò l’espressione del suo viso. Non mi disse molto, ma mi prescrisse una visita pneumologica. Qui cominciò la mia sofferenza. Andai in ospedale e feci la visita pneumologica, poi fui sottoposta dai medici ad un ecocardiogramma per cercare di capire che tipo di malattia avevo. Cominciai a capire che qualcosa di grave stava accadendo, ma sentivo dentro di me una divina serenità e piena fiducia nel Signore, il quale mi consolava con la sua Parola scritta nella lettera di Paolo Apostolo ai Romani, capitolo 8:28: “Ora noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio”. Fui ricoverata nel reparto di pneumologia, dove fui sottoposta ad altri accertamenti, come la TAC, biopsia e analisi del sangue. Un mattino venne a trovarmi un caro servo del Signore per pregare per me. Lui mi disse: “non ti spaventare se ti dicono che hai un tumore”. Quelle parole mi turbarono, ma subito sentii nel cuore una grande tranquillità e piena fiducia in Dio. Anche il mio Pastore venne a trovarmi in ospedale per pregare per me, e ringrazio Dio perché sentivo nel mio cuore una grande forza e la Sua divina protezione. Desidero sottolineare che non è facile accettare la malattia e la morte, ma il Signore mise in me la certezza che Lui non mi avrebbe mai abbandonata. Uscii dall’ospedale perché l’esito degli esami veniva dato dopo alcuni giorni. Qualche giorno dopo conobbi la diagnosi del mio male: linfoma maligno (tumore maligno). Ricordo che non volevo credere né accettare i risultati degli esami, anche se umanamente è impossibile non credere al risultato di un esame clinico, ma grazie a Dio, la mia fede stava aumentando. Fui ricoverata presso l’Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei Tumori di Milano dove fui sottoposta ad accertamenti di cui alcuni molto dolorosi. Ho vissuto dei momenti molto brutti ma la mia preghiera saliva come un grido davanti a Dio e anche la Chiesa pregava per me. Come tanti altri fratelli e sorelle in Cristo, anch’io sono passata attraverso una prova di fuoco, come nel giorno in cui fui sottoposta alla terribile biopsia midollare, o come quando dovetti telefonare a casa per dire alla mia famiglia che dovevo restare a Milano per effettuare le cure. Un mattino mi accorsi che il braccio sinistro era gonfio ed aveva uno strano colore, ma non mi preoccupai e non dissi nulla nemmeno ai medici. Solo nel pomeriggio raccontai tutto a mia sorella e a mia madre che cercarono subito l’intervento di un medico. I medici pensavano che il problema al braccio si sarebbe risolto con la chemioterapia che mi fecero subito, invece, oltre al gonfiore si aggiunse pure un forte arrossamento che stava salendo verso il collo. Seppi che si trattava di una grave forma di trombosi. Anche in quella occasione gridai al Signore e poi telefonai al Pastore della mia Chiesa. Il Pastore pregò subito per me e mi confortò con la sua fede. Oggi posso testimoniare che in quel giorno il Signore mise la sua mano su quel male ed esso sparì! Alleluia! Da allora, molte difficoltà ho attraversato, ma il Signore è stato sempre al mio fianco e mi ha liberata da ogni spavento. Egli mi ha guarita completamente e gli esami che periodicamente faccio sono negativi. Il Signore mi ha fatto uscire dal tunnel della morte affinché io testimoniassi la Sua Potenza che non è mai cambiata. Ho compreso che non devo nascondere nulla di tutto questo, perché la vera felicità è sapere che il Signore è al tuo fianco e ti libera da ogni male. Da giovane ero insoddisfatta, ora sono felice, felice e appagata dall’Amore di Dio e dalla Sua Amicizia. Cari Amici, sappiate che a Dio tutto è possibile. E a coloro che ancora non conoscono il grande Amore di Gesù, dico: affidate la vostra vita nelle Sue mani e accettatelo nel vostro cuore come unico e personale Salvatore.
Friday, December 29, 2006

Auguri a tutti i miei fratelli in Cristo, amici, parenti, conoscenti, compagni,
che magari hanno chiesto a Dio un fiore, e Dio li diede un cactus
hanno chiesto una farfalla e hanno ricevuto un brucco...
Tutte le promesse passano per la prova del tempo.
Le spine d'oggi possono essere i fiori di domani...
Auguri e 1000 benedizioni....
L’11 settembre 2003 Salvatore Crisafulli, il mio adorato fratello
maggiore, trentottenne e padre di quattro figli, sta recandosi in Vespa al
lavoro all’ASL di Catania con il figlioletto tredicenne, quando si scontra
frontalmente con un motofurgone. L’impatto è violentissimo e contrariamente al
figlio, Salvatore riporta un trauma molto severo con riscontro di gravi lesioni
cerebrali e un coma di quarto grado (su di una scala di quindici). Dopo un
delicato intervento chirurgico il primario della rianimazione dell’ospedale
“Garibaldi” di Catania, Dott. Sergio Pintaudi, gli diagnostica uno stato di “non
contattabilità”, per non dire troppo drasticamente di “coma vegetativo”, dal
quale secondo il sanitario sarebbe quasi impossibile tornare indietro.
Per
Salvatore e per tutti noi famigliari e amici quella data, due anni esatti dopo
l’attentato delle torri gemelle di Manhattan, è destinata a diventare il
“nostro” 11 settembre per antonomasia, il giorno che rivoluziona le vite di
ciascuno di noi e segna l’inizio di un lungo penosissimo calvario, in un
alternarsi di sofferenze, rese e ribellioni, diagnosi infauste o possibiliste,
disperazioni e flebili speranze.
Durante un anno e mezzo d’instancabili
peregrinazioni e sacrifici umilianti Salvatore, muto mendicante di cure e
attenzioni, è trasportato dalla nostra disperata caparbietà nei centri
neurologici di mezza Europa, da Catania a Messina, dalla Toscana a Milano, dalla
Svizzera all’Austria. Ovunque io bussi per chiedere aiuto mi viene risposto con
malcelata commiserazione che non c’è niente da fare, che ormai mio fratello è
diagnosticato “neuroleso cronico incurabile”, quando non addirittura malato in
fase “terminale”.
A Innsbruck, la nostra ultima spiaggia, un famosissimo
luminare studioso di patologie cerebrali estreme, quali il coma e lo stato
vegetativo, sentenzia che Salvatore è affetto da “sindrome apallica”, cioè da
una disfunzione neurologica progressiva e irrecuperabile caratterizzata da
assenza di attività della corteccia cerebrale (“pallium”).
Quella diagnosi
astrusa, laconica e ostile di “Apallisches Syndroms” mi rintronerà negli orecchi
in tutta la sua brutalità lessicale e aspra sonorità per molti mesi, come un
verdetto di resa senza condizioni, di condanna a morte. Né varrà ad addolcirla
il responso in italiano ancora più ineluttabile e definitivo: “Stato Vegetativo
Permanente”, talora addirittura accompagnato da un aggettivo disperante e
crudele: “Irreversibile”. Come dire che Salvatore non si sveglierà mai più dal
grande sonno del coma, scivolando progressivamente verso la morte.
Non manca
chi, tra i tanti luminari perorati per un consulto, azzarda un’ipotesi
diagnostica diversa. A ridurre Salvatore come un vegetale potrebbe essere la
sindrome di “Locked In”, cioè “da incarceramento”, uno stato diverso dal coma,
ma forse ancora più terribile: il malato ha coscienza, sente, capisce, soffre,
ma è irrimediabilmente impedito di comunicare in alcun modo con l’esterno.
Capite? Salvatore condannato a morire cosciente della nostra disperata lotta per
la sua sopravvivenza, senza poter mai più restituire un sorriso, una carezza,
una lacrima, un bacio alla sua mamma, ai suoi fratelli, a tutti i suoi cari che
vegliano su di lui.
Intanto, nel marzo 2005 scoppia il caso di Terri Schiavo,
la ragazza americana in coma da quindici anni, caso che commuove il mondo intero
e scatena dibattiti e polemiche feroci fra due contrapposte fazioni: quella di
chi sostiene che la ragazza abbia diritto almeno di continuare ad essere
alimentata artificialmente e quella di chi trova esageratamente oneroso per la
società e la famiglia il suo ulteriore mantenimento in una condizione sub-umana
di non-vita.
La controversia si sposta dal campo scientifico (nel dominio
dell’utile sociale), ove dettano legge le statistiche e il dibattito
sull’”accanimento terapeutico”, a quello etico (nel dominio della sacralità di
ogni vita), ove è considerato almeno gesto di umanità dare cibo e acqua a un
moribondo, a quello giuridico (nel dominio della sovranità legale) ove il vivere
o il morire dipende draconianamente da un impennacchiato decreto umano.
La
povera Terri, del cui risveglio non sembra più sopportabile un ulteriore
ritardo, è condannata a morire.
Come? Eutanasizzata? Macché! Per salvare
l’ipocrisia dei suoi carnefici morirà più “naturalmente” di fame e di sete, con
le labbra crepate dall’arsura e la lingua gonfia, fetida e appallottolata sino a
soffocarla. Questa la decisione umanitaria e sovrana della Corte Suprema di
Giustizia della Florida, tanto stupidamente inflessibile da far ammanettare un
bambino di dieci anni che, incurante delle diffide, ha pietà di Terri e osa
darle da bere.
E’ così accolta la sprezzante tesi pseudo scientifica che
tratta la vita unica e irripetibile di Terri alla stregua dell’esistenza
inanimata d’un vegetale, liquidando l’imbarazzante sorriso della sua dolcissima
mimica facciale come una smorfia insignificante condizionata da “involontari”
riflessi spinali.
La scalpore suscitato dal caso Schiavo mi dà il coraggio
di alzare la voce, di urlare pubblicamente che Salvatore non sarà abbandonato
nei gorghi della malasanità, senza cure né assistenza, come una inutile pianta
destinata ad appassire. Partecipo a trasmissioni televisive a forte impatto di
ascolto, minaccio di “staccare la spina” a Salvatore, se non sarò soddisfatto
nella mia umanissima aspettativa. Sento in cuor mio che il mio adorato fratello
dal profondo del suo pozzo di solitudine mi chiama, mi sente, soffre con me,
m’incita a vincere la sua impotenza e a comunicare al mondo la sua voglia di
vivere e il suo bisogno di aiuto.
Se la mia voce non basta ecco il conforto
scientifico della Dott.ssa Rita Formisano, primario del “Santa Lucia” di Roma
che, durante una puntata della popolare trasmissione "Porta a Porta"
testualmente afferma che “Terri Schiavo era nelle stesse condizioni di Salvatore
Crisafulli” e sottintende che, nel caso di mio fratello, bisogna intervenire
prontamente, non darsi per vinti, non abbandonare il malato dandolo
definitivamente per spacciato solo perché non si sa individuare esattamente il
suo male e la sua possibilità di ripresa.
Non tarda a giungere la conferma
autorevole del Dott. Andrea Arcangeli rianimatore del Policlinico “Gemelli” di
Roma: “Mi sembra un caso clinico molto simile a quello di Terri Schiavo”, detto
da chi sostiene la necessità di non interrompere le cure in attesa d’un
risveglio.
Anche la letteratura medica straniera, tra cui un’autorevole
rivista scientifica tedesca, si sofferma a denunciare la strana e incontestabile
somiglianza che accomuna i casi clinici di Terri Schiavo(USA), Salvatore
Crisafulli (ITA) e Maria Korp (AUS), tutti affetti da “Apallisches Syndroms” e
tutti degni di un barlume di speranza.
Il mio appello disperato non cade nel
vuoto, l’opinione pubblica è scossa, s’interessa al caso il neo Ministro della
Salute Francesco Storace e il 5 maggio 2005 s’inizia il percorso assistenziale e
riabilitativo in una struttura specializzata di Arezzo, ove non mancano
macchinari modernissimi, logopedia, fisioterapia e, soprattutto, trasfusioni
continue di calore umano.
Comincia a farsi largo larvatamente la diagnosi
già ipotizzata in precedenza, dell’oscura “sindrome da incarceramento” (“Locked
In”), di cui si sa molto poco, ma non si può escludere la remota e pur rarissima
possibilità che il cervello, stimolato senza sosta, misteriosamente
riparta.
Due mesi di cure appropriate e il 15 luglio 2005 mio fratello esce
dal coma. Trasferito a Catania nel modesto alloggetto di mamma Angela, si
riaffaccia alla vita di relazione. I suoi progressi sono impercettibili ma
continui e per noi fonte di intensa commozione.
Una domenica, proprio nel
giorno del Signore, Salvatore regala a quella donnina ricurva sul suo capezzale
la carezza di un sussurro: “Mam-ma”, che nel suo vecchio cuore affranto risuona
come un pentecostale rombo di tuono e ha l’effetto di quelle lingue di fuoco che
preannunciarono nel cenacolo la discesa dello Spirito Santo.
Da quel giorno
Salvatore ci racconta, la storia impressionante di un malato precipitato in una
dimensione esistenziale sconosciuta e misteriosa per tutti, anche per la
scienza.
Lui, senza poter interagire, sentiva e avvertiva tutto, le profezie
funeste dei medici, la forza irresistibile del nostro amore senza limiti, le
lunghe battaglie disperate contro strutture sanitarie inaccessibili, costose e
sorde alle mie proteste, anche la ribellione pubblica con la minaccia plateale
di “staccare la spina”.
Riesce a dirmi in dialetto il suo grazie: “Pietro,
per me hai già fatto troppo”. Riesce anche, nel suo balbettìo infantile, a
rimproverare la iattanza di quei soloni troppo sicuri di sé che scambiavano le
sue lacrime per un’insignificante riflesso spinale.
Proprio come
l’implorante ed enigmatico sorriso della sfortunata Terri, un’altra foglia
d’insalata, immeritevole perfino di un goccio d’acqua. Ma, al contrario di lei,
Salvatore non è solo, è protetto come in una fortezza dall’audacia del nostro
amore, scortato dal genio di una santa cocciutaggine famigliare e, perché no,
magari anche un po’ consolato da quella mia canzone: “Fratello mio”, composta
senza particolare talento, ma scritta direttamente sul pentagramma del mio
cuore.Pietro Crisafulli
Che dire! un'altro esempio di amore senza limiti (vedi il post. del 7/11/06 "fino a dove saresti disposto ad arrivare di fronte alle avversita?") ringraziamo Dio per il miracolo del risveglio e per il sano amore della sua famiglia.
Thursday, December 28, 2006
Grazie mille Paolo per avermi segnalato questa importante e bellissima lettera di Salvatore,
ringrazio Dio per la forza e il coraggio di Salvatore e di mille altri sconosciuti ma che Dio conosce.... le vostre testimonianze mi spronano a continuare nel mio lavoro e aumentano la mia fede! non mollate!
sperando in una maggiore collaborazione in futuro vi auguro un 2007 pieno di grazia del Signore,pace e vittorie!
Piergiorgio, hai sbagliato Dal Quotidiano Nazionale del 23 Dicembre 2006,
di Salvatore Crisafulli
La scelta di morte di Welby la rispetto, perché non posso arrogarmi
il diritto di giudicare un mio fratello di sofferenza. Però non la condivido.
Dicono che Piergiorgio fosse libero e consapevole nel dire di sì a chi, in
camice bianco o in doppiopetto da parlamentare voleva prendere la sua vita per
farne strumento di vittoria politica. Qualcuno ha detto che il suo è stato un
gesto di sfida, saggio e coraggioso, addirittura sportivo. Quante bestemmie,
quanta folle presunzione, in questi commennti. Spero proprio che il suo
terribile atto di "suicidio assistito", perché di questo si tratta, sia stato
accettato e vissuto in stato di schiavitù e disperazione psicologica, non di
piena avvertenza e deliberato consenso, come richiede il catechismo cattolico
per il peccato mortale. Solo così la parte più bella, più nobile e immortale di
lui, la sua anima, resa candida come la neve da quella malcurata sofferenza
infinita e feroce, sopravviverà alla morte eterna. Lo credo e lo spero con tutto
il cuore. Povero caro, Piergiorgio, la sua vita pur immobile stava smuovendo
tannte coscienze di politici egoisti e indifferenti, per indurii a pretendere
una sanità più umana, efficiente e amorevole, più vicina a chi soffre, stava
vincendo la sua vera battaglia, quella delle migliaia di suoi fratelli
paralizzati e senza voce che aspettano nuovi decisivi progressi qualitativi
dellla ricerca scientifica e del cuore dell'uomo. IO, CHE SONO scampato dal
vortice del nulla in cui l'ignoranza e la mancanza di umanità di una medicina
senza amore mi stava precipitando, io posso finalmente protestare per i
centomila Salvatore Crisafulli che aspettano e sperano, senza lasciarsi
corteggiare dalla voglia insana di morire anzitempo. Solo una scienza al
servizio di chi soffre può cacciare dal letto dei moribondi quei necrofili
assassini che hanno fatto una lunga asfissiatne ronda di morte al povero Welby
solo per trarne un misero beneficio elettorale e politico, solo per mettere il
piede in mezzo alla porta verso la liberalizzazione dell'eutanasia, la macabra
conquista etica dei senza Dio, degli arroganti e intoccabili caini che cedono
alla perfida luusinga luciferina del "sarete come Dio". Che il Signore converta
la coscienza degli sciacalli che, anziché promuovere la vita e la migliore
assistenza dei malati disperati e morenti, hanno fondato un'associazione a
delinquere per liberarsi con l'omicidio delle vite altrui, quando queste sono
reputate inutili e costose per la società. Caro Piergiorgio, meraviglioso
inciampo per la nostra scadente sanità pubblica, ora saprai giudicare senza veli
quanto inganno c'era nella diabolica sollecitudine dei falsi amici che si
avvicendavano intorno al tuo letto, per aggiudicarsi il trofeo della tua vita.
Ora finalmente saprai ben distinguere, nella tenebra della tua sofferenza umana,
l'ombra della mano del Signore che ti porgeva una carezza, rispetto all'ombra di
quel medico, ciniico traditore del suo giuramento morale, che si chinava su di
te solo per porgerti il suo più macabro regalo di Natale, dicendoti: muori.
Addio, Piergiorgio, caro e sfortunato compagno di sventura
Friday, December 22, 2006

Morto Piergiorgio Welby
Roma, 21 dic . - (Ign) - Marco Pannella ha annunciato la morte di Piergiorgio Welby durante la diretta di Radio Radicale. Welby aveva 61 anni e da quaranta era malato di distrofia muscolare. Aveva chiesto l'eutanasia al presidente Napolitano lo scorso settembre. Poche ore prima del decesso il Consiglio Superiore della Sanità aveva negato lo spegnimento del respiratore perché "non c'era accanimento terapeutico". La distrofia muscolare che lo ha costretto ad una vita da lui stesso definita inaccettabile, aveva colpito Piergiorgio Welby all'età di 20 anni. Da allora, la malattia è peggiorata, lentamente ma inesorabilmente. Di papà scozzese (fu giocatore in serie A nella Roma), Welby aveva molteplici interessi: appassionato di caccia e di cani, ha fatto studi classici. Nato a Roma il 26 dicembre 1945 è stato colpito da una forma di distrofia muscolare progressiva. Nell'ultima fase della malattia, Welby era costretto a letto inibito a qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione dei movimenti oculari e labiali. La sua sopravvivenza era assicurata esclusivamente da un respiratore automatico al quale era stato collegato nel 1997.

Wednesday, December 13, 2006
concerto "Insieme si può"


Domenica 24 Dicembre 2006
UN NATALE ALTERNATIVO? UN NATALE INDIMENTICABILE?

Domenica 31 Dicembre 2006, ore 23:58
CAPODANNO ALLE PECORE:
Monday, December 11, 2006
scusate se mi sono assentato per un poco di tempo ma non ho avuto un momento per scrivere!
Infatti in questi giorni ho inaugurato il mio nuovo appartamento, ho finito il corso di volontario hospice/cure palliative al reparto malati terminali della "fondazione castellini" di Melegnano http://www.fondazionecastellini.it/ , si sono intensificati i miei inpegni con l'associazione joni and friends italia. Dio si conferma fedele (vedi il post. del 16/10/06 "incontri estivi 2006") operando nei suoi tempi e modi. Cosi' molte altre cose succederanno......
Oggi vi presento dei nuovi siti e liks, molto interessanti, che ho inserito.
1) http://www.porteaperteitalia.org/
porteaperteitaliaonlus e' una associazione al servizio delle chiese e dei cristisani perseguitati. Avete capito bene! perche' a prescindere dagli ultimi fatti di cronaca da molto tempo e in molti paesi del mondo (nord-Africa, paesi Arabi, medioriente, Cina, Vietnam, Turchia,ecc.) i cristiani sono perseguitati ancora oggi, nell'indifferenza generale, per la loro fede in Cristo Gesu'.
2) http://groups.msn.com/evangeliciemalattia/disabilinchiesa.msnw
In questa bacheca troverete gli indirizzi e i contatti delle chiese accessibili alle carozzine in Italia cioe' senza o con pochissime barriere architettoniche. Questo splendido servizio e' stato creato da Roberto Barnabe' con lo scopo di dare a tutti la possibilita' di frequentare, senza ulteriori problemi, la chiesa piu' vicina "vivendo" la parola di Dio. Come potete constatare non sono molte le chiese senza barriere architettoniche (quello delle barriere e' un problema generale italiano da risolvere al piu' presto) cosi' vi preghiamo di aiutarci ad aggiornare la bacheca inserendo la vostra o altre chiese che conoscete o segnalandomi gli indirizzi scrivendo a dselva@libero.it o giobbe3787@yahoo.it grazie.
3) http://server.firefighters.org/bibbia.asp
Cliccando su questo sito potrete ascoltare la sacra bibbia, trasmessa in versione audio mp3 dal 1° all'ultimo capitolo del vecchio e del nuovo testamento oltre a vari studi e predicazioni.
In fine vi segnalo il sito di buone notizie una missione cristiana per la diffusione del vangelo alle persone audiolese http://www.sordi-buonenotizie.it/ il sito e' ben aggiornato ed e' ricco di consigli per chi frequenta persone sorde e di bellissime testimonianze.